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Renzi a Firenze: un bagno di folla, una pioggia di applausi, voci di critiche

Come si può vedere, in teatro c'è stato il "tutto esaurito".

 

 

Il premier ha inaugurato l’inizio della campagna referendaria per il sì in vista del referendum costituzionale del prossimo ottobre, dove il governo vedrà confermato o cancellato con un colpo di spugna tutto il lavoro fatto fino ad adesso

E’ stato un bagno di folla quello che aspettava il premier Matteo Renzi davanti al teatro Niccolini di Firenze, a due passi dal Duomo.

I suoi sostenitori si sono accalcati fin dalla mattina presto di fronte all’ingresso, diligentemente, per assicurarsi un posto a sedere. In tanti però sono rimasti fuori, troppa la domanda, poche le poltroncine per poter contenere tutti quelli che volevano entrare.
L’esecutivo si gioca la propria esistenza con il voto in autunno e proprio per questo, ai vertici del Pd, le amministrative passano in secondo piano, nonostante la posta in palio (Roma, Napoli, Milano, Torino).
Il premier ha scelto di cominciare con Firenze, la sua città, che ha guidato per un mandato, e in teatro erano presenti tutti: dal sindaco Dario Nardella a Luca Lotti, amico e braccio destro di Matteo Renzi, fino ai consiglieri di quartiere del capoluogo. Tanti gli applausi in sala, convinti.

Qualcuno tra i sostenitori vociferava, parafrasando un famoso detto: “Inizio della campagna bagnato, campagna fortunata”. Ma qualcuno, in strada, di fronte all’ingresso, ha urlato, scandito, un altro modo di dire, sempre inerente alla pioggia ma di contenuto sicuramente diverso: “Piove, governo ladro!”. I contestatori erano circa una ventina di risparmiatori di Banca Etruria, che non hanno apprezzato i modi con cui sono state salvate le quattro banche e il decreto legge che dovrebbe rimborsarli dopo il “bail in”.

La rabbia, l’avvilimento, la stanchezza, espressi alle volte in maniera animosa, forte, agitata, quasi aggressiva di fronte al premier e ai suoi sostenitori erano ben evidenti. Tanti i cartelli portati dai contestatori.

Uno di questi diceva ad esempio: “Io ti (rivolta al premier, ndr) disprezzo”. Cori da stadio, scanditi, che incitavano chi aspettava Matteo Renzi per un selfie o per una stretta di mano a non votare più il Pd.

Alla fine dell’evento, mentre il premier si avviava all’uscita, in tanti, nonostante le contestazioni e il clima d’assedio e nonostante la pioggia incessante, hanno aspettato Renzi alla macchina e sono stati ripagati dalle attenzioni che questi gli ha riservato, stringendo le mani dei presenti.

Poi via di corsa, direzione Palazzo Vecchio per l’incontro bilaterale con il primo ministro giapponese e infine il volo che lo porterà a Matera.