La Corte d’Assise ha respinto l’istanza di libertà presentata dagli avvocati del religioso. Resterà agli arresti.

La vicenda di Guerrina Piscaglia, casalinga di Ca’  Raffaello nel comune di Badia Tedalda (Arezzo) scomparsa in circostanze ancora da verificare nello scorso 2014, rimarrà una storia ancora drammaticamente incerta e sottoposta ad ulteriori indagini.

Di certo rimane ad oggi soltanto il fatto che il primo accusato, Padre Gratien Alabi, rimarrà agli arresti domiciliari come deciso in questi giorni dalla Corte d’Assise che ha ritenuto non sufficiente il suo buon comportamento tenuto prima in carcere e poi ai domiciliari, nel convento romano dei premostratensi. La Corte ha giudicato infatti normale e non sufficiente l’azione dell’imputato, a tal punto da non giustificarne o motivarne il ritorno in libertà .

E’ bene infatti rammentare e ricordare che il computer del frate è risultato pieno di informazioni, talune sconvolgenti, che non hanno che confermato i tratti quantomeno strani di questo prete locale.

Emersero infatti fra la documentazione raccolta addirittura foto nude di donne. Il prete però nella sua vita risulta dalle indagini emergere già come un uomo estremamente “libertino” tale infatti da  essere “beccato” a Perugia in trattative di denaro-sesso con una donna giovane 22 anni rumena.

Come se ciò già non bastasse a “condannare” il religioso, il Ris durante le varie perquisizioni effettuate in canonica, ha scoperto sul divano tracce di liquido seminale che rendono il personaggio in questione, ancora più accusabile per certi comportamenti ed azioni non consone all’abito che indossa.

Guerrina Piscaglia un giorno del 2014 uscì di casa senza più fare ritorno. A distanza di 2 anni ancora non si è messo però la parola fine a questa triste vicenda.

Alla gente ora non resta che aspettare di sapere la verità come troppe volte accade nel nostro Paese.