Dopo 29 anni tornano a Firenze quei “ragazzacci” che negli anni ’80 hanno fatto scatenare milioni di teenager, dimostrando di essere ancora capaci di far sognare i loro fan … 

Quante band conoscete che, dopo decenni di carriera, sono ancora capaci di stupire e percorrere nuove strade, aggiungendo linfa e genio ad un repertorio già destinato all’eternità? Poche, anzi pochissime …

Si parte subito con “Paper Gods”, ultimo capolavoro pop dove l’elettronica all’unisono con il gospel invitano a non fidarsi degli idoli del nuovo millennio.

Subito dopo, parte l’attacco di “Wild Boys” che riporta il pubblico fiorentino a quel 7 Giugno del 1987, facendo infiammare gli oltre 6.000 quarantenni sulle note di quella che per loro è stata un vero inno generazionale.

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Grande emozione, ha suscitato l’omaggio a David Bowie con “Space Oddity” suonata in medley con “Planet Earth” e con una grande foto del Duca Bianco comparsa sul maxischermo: David per il gruppo è stato sempre la luce da seguire.

Gran Finale quasi obbligato con la romantica “Save a Prayer”, luci spente e cellulari in mano a far sembrare piccole stelle.

I Duran Duran, hanno dimostrato di avere l’esperienza di una band storica ma anche la forza di un gruppo esordiente.

Per quasi due ore si è cantato, ballato e sudato senza mai un calo di tensione, offrendo al pubblico un grande spettacolo sia musicale che scenografico.