Dal Miur arrivano 100 milioni per insegnare programmazione nelle scuole. Si tratta di un’iniziativa legata al Piano Scuola Digitale. Un’importante inizio.

Una scuola non al passo con i tempi

Si parla spesso di scuole non al passo con i tempi. Si discute di metodi e programmi non aaggiornati. Si dice che non si insegna alle nuove generazioni le basi per interagire con il mondo del ventunesimo secolo. Si lamenta che i nostri bambini non sanno rapportarsi con le nuove realtà virtuali.

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La soluzione del MIUR

In questa situazione dal Ministrero della Pubblica Istruzione arriva un messaggio chiaro. Sono stati inseriti nei piani del MIUR 100 milioni per insegnerare programmazione informatica. Di questi 100 milioni circa 65 sono destinati soltante alle scuole primarie (elementari e medie). Oltre 60 ore per insegnare ai bambini delle scuole elementari programmazioni. Insomma, a leggere e scrivere nel linguaggio “dei computer”.

I restanti 35 milioni sono destinati ad insegnamenti da realizzarsi nelle scuole superiori. Esistono già indirizzi superiori che prevedono l’insegnamento della materia nel percorso di studio. Con quest’intervento si punta però a garantire un’infarinatura generale a tutti: a comprendere anche gli indirizzi che con la materia non hanno nulla da condividere. D’altra parte, è impensabile che affancciandosi sul mondo del lavoro questi concetti non divengano indispensabili.

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Naturalmente non basteranno 60 ore per fare dei giovani studenti dei programmatori. L’insegnamento punta ad insegnare ai bambini le basi: a partire dai passaggi locigi. Si immagina che saranno prevalentemente corsi di problem solving. La traduzione dell’algoritmo sarà solo il passo successivo .

Il Piano Nazionale Scuola Digitale

L’iniziativa è parte del Piano Nazionale Scuola Digitale. Il progetto prevede uno stanziamento di un miliardo di euro e di cui ne sono già stati spesi 500 milioni. L’idea nasce proprio dall’esigenza di ammodernare la scuola italiana. Il Piano non è l’intervento strutturale di cui ci sarebbe bisogno. Sicuramente però è un’importante apripista.