” Secondo appuntamento del giovedì delle Giubbe Rosse con la teologa Anita Norcini Tosi all’insegna della tradizione letteraria”

Le Giubbe Rosse non hanno mai fatto rima con banalità e la serie di eventi del giovedì ne evidenzia la predisposizione al confronto intellettuale. L’appuntamento di giovedì 2 marzo ha tenuto fede alla tradizione del celebre Caffè letterario fiorentino  grazie alla teologa Anita Norcini Tosi ed al suo interessante percorso di analisi. Un tragitto iniziato con l’analisi del contesto di inizio 900′ proseguendo con quello della fine degli anni sessanta. Quella raccontata in questa serata è la storia del fervore artistico retrostante alla nascita, a Firenze, della rivista letteraria “Lacerba”.  La genesi della rivista, la cui esperienza cessò con la guerra, non fu indolore poiché contornata da qualche azzuffata tra gli autori i quali non potevano certo vantare un temperamento mite.

Il caffè letterario di piazza della Repubblica divenne terreno prima di scontro e poi di fertile collaborazione tra personaggi del calibro di Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni e Aldo Palazzeschi. Una collaborazione colorita e non priva di colpi di scena che raggiunsero l’apice con la serata organizzata al Teatro Verdi l’11 marzo 1913. Una serata culminata con le provocazioni di Papini che non lasciarono certo indifferente il “caloroso” pubblico fiorentino. La folla finì per scaldarsi obbligando i protagonisti dello spettacolo a rifugiarsi alle Giubbe Rosse. Il pubblico era infuriato ma loro, gli artisti, passarono la serata a festeggiare quello che per loro era un successo.

I futuristi, a Firenze come altrove, portarono in alto i propri comandamenti basati sul tempo veloce, sulle macchine e sulle espressioni imperative. Una cultura ed uno stile agli antipodi rispetto a quella abituale di una città che bollarono come “passatista”. Lo scopo  dichiarato dalla Tosi per questa serata, è quello di ricreare interesse per la cultura nella società contemporanea.

“La scommessa è far tornare ad essere questo caffè un punto di ritrovo letterario artistico. In un mondo in cui a predominare sono i social, dobbiamo recuperare quel rapporto dialogico umano che ormai manca a tutti i livelli. Ecco, vogliamo che le Giubbe Rosse siano il fulcro di questo ritorno al confronto intellettuale.”

Ma cosa c’entra il 68′ con il Futurismo ?

La lontananza cronologica tra i due avvenimenti non deve far venire meno il filo rosso che collega la loro evoluzione. Il 68′ così come il Futurismo presentano, citando la Tosi, alcune similitudini sia nella fase iniziale che in quella evolutiva. Il Futurismo nacque per soppiantare lo stile decadentista in favore dei valori e dello stile “imperativo” del suo lessico. Allo stesso modo, ma diversi decenni dopo, il sessantotto divenne la reazione alla cultura antecedente divenuta incompatibile con la diffusione di modelli provenienti dagli USA. L’importazione di modelli socio-culturali ed il mutamento del ceto di provenienza della popolazione universitaria diedero un grande input al modello sessantottino. Il legame tra i due fenomeni trova giustificazione con quanto appena detto ma anche con la loro stessa evoluzione non esente da degenerazioni.  Tra cui l’interventismo e la successiva adesione al fascismo dei futuristi ma anche la stagione di estremismo politico post-sessantotto.