Al Teatro della Pergola fino al 5 marzo è in scena “Una giornata particolare” interpretato sul palcoscenico dalla coppia Scarpati – Solarino, che si confrontano con due grandi del cinema italiano: Sofia Loren e Marcello Mastroianni, protagonisti del film capolavoro cinematografico diretto dal regista Ettore Scola nel 1977, candidato all’Oscar nel 1978 per il miglior film straniero.  

Un film che “nasce” da una sceneggiatura teatrale e che diventa un capolavoro della cinematografia, il teatro che si fa cinema e, da capolavoro della cinematografia, torna di nuovo ad essere “teatro”, infatti pochi sanno che in realtà “Una giornata particolare” nasce come testo teatrale.

Il progetto di portare in scena questo testo è nato prima della morte del regista, Scola aveva approvato con soddisfazione la scelta di dare il ruolo a Scarpati e Solarino perchè li vedeva perfetti. E il Maestro aveva a cuore l’adesione filologica al periodo storico, e su questo ha avuto a lungo conversazioni e scambi di opinione con lo stesso Scarpati, del quale era amico. L’adattamento è della vedova di Scola, Gigliola Fantoni, la regia è di Nora Venturini.

Un pubblico attento e partecipe al dolore di una storia intima e intensa che potrebbe essere quella di una persona chiunque seduta in platea.

 

TRAMA

È la storia dell’incontro tra due solitudini disperate, due persone rifiutate e discriminate per motivi diversi.
il 6 maggio del 1938, giorno della visita di Hitler a Mussolini  a Roma.

Gabriele, interpretato da Giulio Scarpati, ex annunciatore dell’EIAR sta preparando la valigia in attesa di andare al confino perché omosessuale. Antonietta, interpretata da Valeria Solarino, moglie di un usciere e madre di sei figli, prepara la colazione, sveglia la famiglia, aiuta nei preparativi per la parata del regime. Una volta sola, inavvertitamente, apre la gabbietta del merlo che va a posarsi sul davanzale di un appartamento difronte al suo. Bussa alla porta e ad aprirle è Gabriele. Antonietta, è donna ignorante e plagiata dall’affascinante figura di Mussolini, rispecchia in pieno il ruolo di donna del “regime” dedita alla famiglia, succube del marito e “mezzo di produzione” per la macchina bellica. È rapita dal fascino discreto di Gabriele e, senza volerlo, tenta di conquistarlo.  Antonietta e Gabriele si rispecchieranno l’una nell’altro condividendo la solitudine delle loro vite. Gabriele regala ad Antonietta un libro: “i  tre moschettieri” simbolo di una speranza ovvero che le donne possano liberarsi dalla loro condizione di “schiave” in cui erano state relegate dal regime fascista, attraverso la conoscenza e la cultura.

Gabriele e Antonietta in seguito al loro incontro cambiano e si avviano verso una trasformazione sotto i nostri occhi, scoprono una parte nuova di sé stessi, quella della libertà di essere se stessi e  modificano il loro sguardo sulla realtà che li circonda in quel momento storico. Antonietta grazie a Gabriele mette in discussione le sue certezze sul regime e inizia a dubitare sulle verità propagandate dal fascismo. Gabriele esce allo scoperto, per la prima volta si sente accettato e amato per quello che è. Ignorante e sottomessa lei, colto e raffinato lui, apparentemente diversissimi, si “sentono” nonostante il loro essere agli antipodi del mondo.

E la loro storia è la storia, purtroppo sempre attuale, di coloro che non hanno voce, spazio, rispetto, e che vivono la loro condizione come ultimi facendo passare la Storia su di loro.

Questa trama rivela ancora, oggi come ieri, tutta la sua dolorosa attualità nelle tematiche affrontate.

 

CAST

 

Un combinazione di malinconia e tenerezza, dove la bellezza calda siciliana di un’eccellente Valeria Solarino e il profilo gentile di Scarpati, che ancora una volta è magistrale nell’interiorizzare il personaggio, si definiscono come un profilo controluce all’ora del tramonto.

E così mentre Roma si inchina ad Hitler e la radio trasmette “Faccetta nera”, ci affezioniamo al personaggio di Gabriele così naturale ed enigmatico come lo ha reso Scarpati,  un uomo che un minuto prima sta per farla finita con una pistola e il minuto dopo cerca di insegnare la rumba ad un’incredula Antonietta.
Non è stato facile portare in teatro un capolavoro, anche se il testo aiuta ma il parallelo è comunque sempre molto forte e impossibile da evitare.

Due protagonisti, un uomo e una donna, diversi perchè diversi gli ambienti sociali da cui provengono. Un ambiente limitato dove le loro anime si incontrano prigioniere: tutto si svolge all’interno di uno stesso luogo – un condominio popolare romano completamente vuoto – e all’interno di una sola giornata.

Fuori il mondo in festa e ignaro del futuro, di cui arriva solo un labile eco della voce del radiocronista che  attraverso la radio che racconta i momenti salienti della giornata in diretta.

Una contrapposizione forte: due piccole storie immerse in una bolla e fuori la Storia che troneggia che scorrono in parallello. Ora  Gabriele e Antonietta comprendono davvero la loro identità e il senso della loro vita in una giornata che passerà alla Storia e per loro cambierà la loro storia.

Un particolare degno di nota: Gabriele, impersonato da Mastroianni al cinema NON aveva i baffi, mentre Scarpati in teatro ha scelto di portarli per sottolineare l’identità maschile che il personaggio vuole mostrare per celare il suo orienentamento sessuale, come a voler essere apparentemente “normale” agli occhi delle persone.

Un’attrazione mentale, dove NON sono due corpi sessualmente attratti, ma due anime logorate che si fondono per ritrovarsi e comprendersi, una forma di Amore diversa, intensa e appagante perchè rende liberi e amati ma sopratutto apprezzati per quello che si è veramente. Una donna finalmente rispettata in quanto donna, un uomo compreso nella sua natura.

Un incontro casuale che vedrà i due protagonisti spogliarsi, pian piano, delle proprie maschere.