Questa settimana, splendida intervista al M° Gianluca Terranova, cantante lirico e attore. Su Firenze, ci svela alcuni ricordi: innamorato dei nostri paesaggi, del cibo e dell’arte. Proprio come la città di Roma, Firenze dovrebbe essere sfruttata di più per le sue immense disponibilità.

Breve Biografia di Gianluca Terranova

Gianluca Terranova, attore e lirico italiano, si è diplomato nel ’93 in pianoforte. Nel 1998, vinse il Gran Premio della Lirica in diretta televisiva su Canale 5, la giuria tecnica gli attribuì il primo premio all’unanimità.

Nel 2002 scrive testi, liriche e musiche del musical “Caruso, la storia di un mito” che porta in scena per la regia di Filippo Crivelli affiancato da Katia Ricciarelli per 180 repliche in tutta Italia, per il quale vince nello stesso anno il Musical Award Per la “Migliore canzone da musical”.

Interpreta Enrico Caruso nel film per la TV “Caruso, la voce dell’amore” prodotto da Rai Fiction e Ciao Ragazzi srl per la regia di Stefano Reali, film che ha superato i record di audience e grazie al quale è stato apprezzato da milioni di spettatori anche per le sue doti attoriali. Per questo film vince il premio “Miglior attore protagonista” al Festival Fiction Campania, la giuria che lo vota all’unanimità è composta tra gli altri dallo sceneggiatore Enrico Vanzina e la regista Cinzia TH Torrini. (Biografia tratta da Wikipedia)

Intervista a Gianluca Terranova

M° Terranova, la Sua carriera come cantante lirico, è iniziata dopo il diploma di pianoforte: come mai questa scelta ? Era sempre stato affascinato dalla lirica ?

 Ai tempi del liceo e del conservatorio ero affascinato dal Jazz, Funky, Fusion, tutto ciò che fermentava ed era più “Avanguardia” possibile. Poi, mentre mi avvicinavo al Diploma di pianoforte, quando la musica classica cominciava ad impossessarsi di me all’inizio degli anni ‘90, e nel frattempo suonavo e cantavo nei night club più prestigiosi di Roma, mi avvicinai alla Lirica spinto dai tanti che ritenevano avessi una voce adatta per questo repertorio. A 23 anni iniziai a studiare canto lirico. L’Opera è qualcosa di meraviglioso che ha bisogno però di un pubblico “pensante”. Spesso invece il pubblico vuole solo farsi trasportare in un sogno, non vuole faticare, non vuole studiare, approfondire le trame e capire la drammaturgia delle Opere, soprattutto oggi, in questo momento di crisi anche culturale, le persone pensano a svagarsi, magari si fermano ad una lettura superficiale, ma questo va bene per un “Cinepanettone” o per uno show televisivo. Quando ho cominciato ad approfondire gli spartiti di Opera ho scoperto un mondo immenso e profondo, e molto più “alto” di quello che avrei immaginato. Sono sicuro che, come è successo a me, di innamorarmi pazzamente di questa musica, potrebbe succedere anche a tante altre persone, se solo avessero l’opportunità di avvicinarsi.

Il Suo debutto è avvenuto con “Il Barbiere di Siviglia”, che ricordi ha di quel momento ? Può condividere con noi questa emozione ?

A Roma si debuttava al Teatro Nazionale, che negli anni ’90 era una succursale del Teatro dell’Opera: una vetrina, una porta attraverso la quale passare per poi entrare nel “tempio della lirica romana” il mitico Costanzi, dove nel 1900 debuttò un certo toscano che portava il nome di Giacomo Puccini con “Tosca”. Io ci arrivai nel 2001, per interpretare Gina di Cilea, in una prima assoluta mondiale, incisa in CD. Quest’opera, se non ricordo male, credo sia stata rivalutata da qualche teatro italiano. Ero emozionato ma al contempo già mi sentivo un “Divo della Lirica”. In realtà ero semplicemente affascinato dal mondo che mi aspettava, ma all’epoca ne mancava ancora di strada da fare, la mia voce era molto acerba e dovevo ancora studiare e perfezionarmi tantissimo, diciamo che un cantante lirico non smette di studiare e perfezionarsi. Grazie allo studio del piano però ero già molto preparato musicalmente, gli anni del conservatorio furono estremamente formativi per l’intonazione e il gusto musicale. Come in tutti i campi lavorativi, quando si è giovani si fa l’errore di non prendere in considerazione il fatto che l’esperienza e l’approfondimento sono due valori fondamentali per fare cose grandi, e tutte e due, guarda caso, hanno bisogno di tempo.

Numerose le partecipazioni che L’hanno vista come protagonista, fra queste “La Traviata”, “La Bohème” “La Traviata”, etc … C’è qualche Opera che ama particolarmente ? Se si, perché  

 La Bohème. Rodolfo è un ruolo che continua a regalarmi grandi soddisfazioni, la parte è scritta per un tenore che deve possedere un fraseggio svettante e giovanile nel primo e secondo atto e più drammatico nel terzo e quarto, e poi nell’ultimo quadro devi saper recitare,  per poter trasmettere al pubblico tutto il pathos che portano con sé musica e libretto. Grazie a questo ruolo riesco a esprimere al meglio la mia elasticità vocale e la capacità attoriale (ereditata da una compagna di vita Attrice).

Parlando della nostra città, è venuto al “Teatro Comunale” di Firenze anche nella parte di Rodolfo ne “La Bohème”. Che ricordi ha della nostra città ?

A Firenze ho cantato La Bohème, Lucia di Lammermoor e Rigoletto e la Nona di Beethoven con Zubin Metha. Boheme è stato il mio debutto assoluto dopo il Rigoletto dell’Arena di Verona, in un ruolo protagonistico. Ultimamente, qualche anno fa, quando milioni di italiani mi hanno seguito nel film su Caruso, il Coro del Maggio Musicale Fiorentino ha chiesto, a vari personaggi più conosciuti dal grande pubblico, di fare un appello per salvare il teatro. Io l’ ho fatto, aderendo con entusiasmo a questa iniziativa. Il video è ancora online su you tube. Non so quanto possa essere stato necessario, ma sono felice che il Teatro Comunale di Firenze ancora sia in vita e abbia resistito alla crisi. So quello  che si prova a lavorare in una precarietà costante con la paura di chiudere da un momento all’altro. Sono vicino a tutti i lavoratori dello spettacolo in questo momento, spero che la lirica torni il fiore all’occhiello dell’Italia. Trovo che Firenze sia molto simile a Roma, la mia città. Sono delle Signore meravigliose piene di Arte e Storia che hanno affascinato tutto il mondo, e continuano a farlo; a differenza degli stranieri però, per noi, che le viviamo ogni giorno, è difficile renderci conto di questa inestimabile ricchezza e fascino. Viaggio spessissimo per lavoro e in tutto il mondo, e credo che Roma e Firenze, insieme a Venezia, siano tra le città più amate.

Quando sono stato a Firenze però, ho percepito sensazioni diverse, se da una parte fui colpito dai meravigliosi monumenti, opere d’arte, dal buon cibo e dalle serate nei localini fantastici, dalle persone alla mano e simpaticissime, dall’altra parte fui molto dispiaciuto nel notare che Firenze, ma come del Resto anche Roma,  fosse una città lasciata un po’ andare, o meglio senza che ne vengano sfruttate al meglio le potenzialità. Sono convinto che se guardassimo a Paesi che investono più nei servizi alle persone, potremmo imparare tanto e migliorare le nostre città, seppur bellissime. Insomma si può fare molto di più, e non solo a Firenze, il fatto è che i problemi concreti delle persone alla fine sono sempre gli ultimi a essere presi in considerazione qui in Italia. Si pretende che vengano rispettate le regole ma si fa fatica, da parte della classe politica, a dare il buon esempio! Poi però pensi ai Medici a Fedinando II Granduca di Toscana e tutto passa…

Nel 2015 è uscito il cd “Gianluca terranova recital”, che brani troviamo all’interno dell’album ?

Ci sono dei brani Da Camera e altri D’Opera. Alcuni molto rari, anche mai incisi, come “L’ora del ritrovo” di Donizetti, o “Rose d’automne” e “In the hush of the night” di Tosti, che sono dei veri e propri capolavori e anche molto difficili da cantare. Però non capisco come mai nessun altro prima di me li abbia incisi,  personalmente li trovo musicalmente bellissimi! Nel cd Recital si trovano anche arie famose come “Che gelida manina” e “Nessun Dorma” oppure romanze celebri come “Mattinata” e “Lolita”. Il cd edito da Warner Classic ha avuto un grande successo di critica, è stato recensito da prestigiose riviste di Musica ed è stato anche secondo in classifica per la Musica Classica, primo fra i cantanti di opera. Questo mi ha reso felice insieme al pianista accompagnatore Sergio La Stella e ai musicisti ospiti Fabio Maria Colasanti, storico arrangiatore e chitarrista di Pino Daniele che è stato guest in “Lolita” e Fabio Angelo Colajanni che ha suonato egregiamente il Flauto traverso in Plaisir D’Amour.

Altra straordinaria partecipazione è stata la Sua magistrale interpretazione nel ruolo di Enrico Caruso: com’è nata l’avventura di questo personaggio ? La voce, era la Sua oppure veniva sovrapposta a quella originale di Caruso ?

Non avrei mai girato un film se non nel campo della Lirica; alcuni colleghi continuavano a chiedermi se la voce fosse stata di un altro tenore perché si notava in alcuni punti che io cantassi in play back. Si, cantavo ovviamente in play back, ma con la MIA voce. È impossibile produrre un film in Italia con una orchestra lirica in diretta e ripetere per venti scene diverse i brani lirici, cantando dalle 8 di mattina alle 10 di sera. È umanamente e finanziariamente impossibile. Quindi un anno prima di girare il film, ho registrato un cd con l’orchestra dell’Arena di Verona poi l’ho dato al regista Stefano Reali, (anche fine musicista…per fortuna mia e del film su Caruso)  il quale ha preso le parti che servivano per le scene del film ed io, durante le riprese ci cantavo sopra. Ma la voce era mia, e si sente suvvia!  Ora è vero che la mia voce ricorda il timbro e il colore dei tenori del novecento, ma fortunatamente canto nei teatri di opera e si può oggettivamente constatare che sono io a cantare e non un altro! Da un altro punto di vista, mi fa piacere che mi chiedano se la voce fosse di Caruso, o di Del Monaco,  perché significa che almeno a sentirla, profani e non, ricorda il timbro di grandi tenori !


Attualmente a cosa sta lavorando ? Ci può anticipare qualcosa riguardo a livello lavorativo ?

Sono in una fase della mia carriera in cui comincio a debuttare ruoli diversi da quelli interpretati fino ad oggi. Dopo anni di Rigoletti e Boheme, a breve canterò Madama Butterfly, Turandot, Tosca, Carmen, Aida, e poi altri spartiti molto più rari come Mefistofele di Boito e Pique Dame di Tschaikovsky in lingua originale Russa, il ruolo di Hermann è uno tra i più difficili del repertorio mai scritto per le voci di tenore,  per quanto riguarda la musica, la lingua, la tessitura e non da poco, l’attorialità. Infatti questo personaggio è difficilissimo da comprendere se non si comprende la sua ossessione per il gioco, l’ossessione, la malattia, la psicosi che va a distruggere la sua vita e il suo amore verso Lisa. Una sorta di follia totalizzante. E non è scontato, oggi, tirar fuori questo lato del carattere del protagonista: è molto facile scadere nell’ovvio, nel manieristico. Mi sento oggi pronto con il mio back-ground di attore e musicista, per affrontare questo ruolo impervio, una sfida che mi vedrà impegnato per due anni a studiare sodo, ma contento e grato di avere la possibilità  e le capacità di farlo.