Da qualche tempo, il  mondo della scuola, ha subìto una marginale voce in capitolo. Per questa inchiesta devo porgere i miei ringraziamenti principalmente a due docenti che sono stati molto disponibili a rilasciare le loro opinioni, il prof. Marco Vinci della Scuola Waldorf  e la professoressa Anna De Zordi, dirigente  dell’Istituto Comprensivo Don Milani, entrambe di Firenze

Scuola Waldorf: “La cosa giusta al momento giusto”

Il professor Vinci esordisce con la presentazione della scuola Waldorf, il cui obiettivo  è quello di preparare i bambini ad una sana vita sociale; per loro il bambino, oltre alla didattica che è senza dubbio importante,  deve nutrire la psiche attraverso le arti pittoriche, musicali e recitative, in più va a nutrire la volontà attraverso le materie pratiche come la falegnameria, il lavoro manuale genericamente definito e a differenza del metodo Montessori o  Piagettiano (quest’ultimo più  adottato nelle scuole Statali o tradizionali che dir si voglia), il Metodo Waldorf si basa su un’osservazione antropologica e di sviluppo fisiologico del bambino. Per la Waldorf vale il principio de : “La cosa giusta al momento giusto”, si osservano le varie tappe del bambino, non diamo una scadenza, come si prefigge il metodo montessoriano per il raggiungimento di un obiettivo il prima possibile. La metodologia Waldorf sottolinea che il  bambino è pura volontà e il maestro è quella presenza sicura che garantisce serenità al bambino. Per cui  non è il bambino che deve adeguarsi al programma, bensì è il programma che deve adeguarsi al suo bisogno fisiologico e psichico, sta qui in sintesi la differenza tra il  progetto educativo waldorfiano e quello delle scuole di educazione tradizionale. In definitiva la metodologia Waldorf ha come obiettivo una pedagogia che aiuti ad apprendere e ad apprendere per tutta la vita dalla vita.

Metodo Montessori, utile ma costoso

La professoressa, De Zordi, pur essendo una docente di una scuola che adotta la didattica “tradizionale” si dimostra aperta alle linee metodologiche proposte dal  metodo Montessori, il quale  si caratterizza essenzialmente per due aspetti, il primo è il rendere il bambino autonomo, autodisciplinato e auto organizzato,  il secondo è il percorso individualizzato per ogni bambino. Questi secondo la docente, sono due aspetti che dovrebbero essere alla base di tutta la didattica, perché l’importanza dell’autonomia e l’’importanza di un percorso individualizzato è ormai appurato. Quindi anche nella didattica tradizionale, volendola definirla così, ultimamente,  questi due aspetti stanno prendendo una certa importanza. Ovviamente la didattica montessoriana si basa sull’utilizzo di una serie di strumenti e oggetti che aiutano questa metodologia, la difficoltà nell’aprire una classe montessoriana sta inizialmente  nella difficoltà di  reperire il docente con il titolo Montessoriano. Ma c’è anche da dire che si tratta di una  tipologia di scuola molto costosa. Infatti l’I. C. Don Milani, lo scorso anno aveva pensato  di avviare questa prima classe con tale metodologia, l’Opera  Nazionale Montessori,  parlò di un investimento iniziale di circa 10.000 euro per l’acquisto di tutto il materiale e nel contempo ci vuole il docente specializzato, che di solito sono due, per cui se dovesse esserci un bambino con handicap ci vorrebbe il docente montessoriano e quello con il titolo per la tipologia di handicap, quindi sono percorsi che se partiranno in Toscana, prima di andare a regime, passeranno degli anni, proprio per adeguare la scuola a quella che è la metodologia e la strumentazione montessoriana.  C’è da evidenziare che l’Opera Montessori è l’unica che oltre a rilasciare il titolo, esercita l’aiuto e il controllo alle scuole che adottano tale metodo. Quindi pur partendo da una metodologia eccellente, ci si scontra con prassi burocratiche non poco dispendiose.

Quello che si evince da ciò che  potremmo definire, didattica tradizione, è che in buona parte ora sta cambiando, infatti la normativa  sui BES non è da generalizzare nei confronti di bambini con  handicap, ma anche il bambino con difficoltà in matematica, per esempio, è un bisogno specifico speciale,  per cui i percorsi sempre più individualizzati sarebbero da adoperare. C’è anche  da dire che oggi le scuole,  attraverso i PON, riescono ad avere dei fondi  su dei progetti che garantiscono delle strumentazioni idonee da utilizzare per la realizzazione di un percorso progettuale “x”.

I bisogni del bambino prima di tutto

“ Personalmente”, dice la prof.ssa De Zordi,  “Sono convinta che prima bisogna avere un’idea progettuale in testa e quando arriva il bando in merito, presentare la propria idea, vedi ad esempio l’anno scorso come scuola volevamo fare un progetto in verticale dai 14 ai 16, per capire le difficoltà dei nostri studenti quando vanno alle superiori sono state invitate le scuole superiori per parlare del passaggio scuola media- liceo con i docenti di italiano matematica e inglese. Quest’anno ad ottobre è uscito un bando inerente a ciò, abbiamo presentato il nostro progetto e abbiamo perfino vinto e stiamo conducendo un lavoro interessante dai 14 ai 16, cogliendo le differenze curricolare, tra la matematica studiata allo scientifico e quella all’ Istituto alberghiero.” Bisogna sottolineare l’importanza che, l’insegnante deve essere attentissimo ai bisogni del bambino, poiché non si può dire che vi è un metodo più o meno buono,  perché in definitiva, se l’insegnante è  capace di  lavorare con una attenzione verso i singoli con la sua competenza e conoscenza, tutte le metodologie hanno una validità analoga.  Diciamo che c’è già un buon movimento nazionale, secondo cui si sta stabilendo che non sono importanti dei contenuti per i contenuti ma per acquisire delle competenze, applicabili anche in altri contesti. Dopotutto questo orientamento è un poco quello che dice il metodo montessoriano: Inutile imparare a memoria un sacco di cose, ma provando e riprovando, riesco da me bambino,  guidato dall’insegnante, a  risolvere un certo problema di matematica o di italiano.  Alla luce di tutto ciò, c’è da dire che, la società dà sempre meno importanza alla scuola, anche perché non esiste più il binomio scuola- lavoro, per cui un ragioniere molto difficilmente eserciterà qualcosa inerente al proprio titolo. È molto importante fornire delle competenze, saper lavorare e ragionare in gruppo, che potranno garantire un lavoro e la possibilità di inventarsi un’attività. Per il fatto che siamo una Nazione che ha bisogno maggiore di persone competenti.

I bambini, sono pronti per il futuro ?

In buona sostanza, oggi si assiste alla realizzazione di una scuola relegata alle “Provvidenzialità” Istituzionali e purtroppo i risultati che si raccolgono non sono tra i più gratificanti. Tirando le somme, il nostro Paese e la nostra società, sia per Costituzione che per formazione, si fondano su sue dei più grandi e fondamentali pilastri: la Famiglia e la Scuola. E guarda caso, in questi ultimi anni, si registrano catastrofici crolli su entrambi i settori. Decisamente, una domanda ai signori ministri che si avvicendano la porrei molto caldamente, altro che litigare su una metodologia didattica più o meno appropriata, poiché quando si concorre a realizzare il bene, l’individualità, l’acquisizione di un curato bagaglio culturale ed educativo e soprattutto quando si consente alla realizzazione personale di ciascun bambino, credo che il progetto formativo non solo si avvalori ma concorre verso una scuola migliore che guarda davvero alla continuità di insegnati e metodo pedagogico, che dall’inizio seguono un progetto educativo,  piuttosto che soffermarsi su sterili e freddi concetti di progettualità e altre terminologie che oggi hanno snaturalizzato quello che è il sentire del bambino, il quale sarà l’adulto pensante del domani, il cittadino chiamato ad esprimersi.

Per cui cari amministratori : Cosa ne stiamo facendo della nostra identità di una Terra votata alla Cultura, all’Arte e al Sapere?