Firenze l’aveva salutata nel 2001, ma la manifattura tabacchi riapre grazie ai volontari FAI”

Firenze si è riprende la manifattura tabacchi e la gente ha accolto con entusiasmo l’iniziativa, di domenica 26 marzo, del FAI  che ha ridato vita ad un grande esempio di archeologia industriale. Era il 16 marzo 2001, l’ultimo degli oltre mille operai abbandonava la fabbrica con la consapevolezza di non doverci più rientrare. Da quel momento i cancelli si erano definitivamente chiusi e la sirena non avrebbe più scandito i turni. Le voci sul futuro della struttura si sono sempre rincorse salvo poi svanire lasciando spazio al grande vuoto ed al profondo silenzio del complesso di edifici. I luoghi abbandonati, in Italia, sono tantissimi e stanno avendo anche un discreto risalto su Facebook e su instagram. Tra i vari gruppi  cito “luoghi dell’abbandono” che, con oltre 127.000 followers è quello più nutrito e famoso.

L’archeologia industriale a Firenze

Passando davanti alla struttura mi sono sempre diviso tra la curiosità di visitarla ed il dispiacere nel vedere uno spazio inutilizzato. Visitare l’impianto della manifattura tabacchi è stata un’esperienza interessantissima ben narrata dai volontari ma anche dagli ex-dipendenti che  “condivano” il percorso con interessantissimi aneddoti. L’ingresso dentro la struttura è stato assai suggestivo poiché l’accesso alla corte interna avviene grazie al passaggio attraverso un tunnel che divide il mondo esterno da quello della cittadella industriale.

La gente si riappropria della manifattura attraverso  suggestivo ingresso all’interno della corte centrale

Lo stile inconfondibile dell’archistar razionalista Pierluigi Nervi

I sei ettari della manifattura tabacchi sono una testimonianza rilevante di archeologia industriale, un indizio chiaro della Firenze che fu. La struttura costruita tra il 1933 ed il 1940 è frutto dell’ingegno di un archistar dell’epoca: Pierluigi Nervi. Un architetto la cui mano ha disegnato parecchie opere pubbliche in Italia e nel mondo tra le quali anche lo stadio Artemio Franchi di Firenze. La produzione di sigari e sigarette non era una novità a Firenze ma risale addirittura all’epoca medicea quando la produzione era dislocata in città e le piantagioni all’interno dei conventi (12 piante cadauno). Prima dell’edificazione della manifattura tabacchi i prodotti del monopolio dello Stato erano lavorati nell’ex convento di Sant’Orsola e nell’attuale museo Marino Marini, a due passi da palazzo Strozzi. Per ovviare agli inconvenienti del centro storico si decise di costruire l’attuale struttura in una posizione favorevole anche al trasporto delle merci su rotaia. La genesi della manifattura tabacchi seguì i dettami del regime fascista e del suo stile razionalista ma funzionale alla produzione ed alla vita degli operai i quali potevano contare anche su un asilo.

La struttura non tradisce lo stile razionalista di Nervi

Recuperiamola, un talent garden e centri ricerca

La superficie è vastissima così come il suo valore storico dobbiamo essere bravi a valorizzare queste strutture nell’era della post-produzione. L’acquisto da parte di un fondo multinazionale fa ben sperare ma il tempo è tiranno nei confronti degli edifici già logori. Dobbiamo fare presto, Firenze non può dimenticare la sua storia recente e le sue periferie. La crescita di valore della città non passa solo dal turismo ma anche dalla capacità di reinterpretare le aree dismesse ridandogli vita e dinamismo. Gli spunti sono molteplici, alcuni vengono dall’estero altri da Milano dove il recupero delle aree industriali dismesse è stato il terreno fertile su cui erigere centri ricerca ed università come nel caso del quartiere Bicocca. Firenze non ha bisogno di ulteriore cementificazione, deve recuperare se stessa indossando l’abito buono per diventare un polo attrattivo per centri ricerca e contenitori di start-up / coworking sulla falsariga del modello Talent Garden. Un settore in cui Firenze deve farsi un nome per evitare di continuare a subire Roma e Milano.