Tantissimi giovani protagonisti del gran successo di Alessandro Mannarino nella tappa fiorentina del tour Apriti Cielo.

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Calda accoglienza del pubblico fiorentino al Mandela Forum per il cantautore romano Mannarino pienamente ripagata in un’esibizione evocativa e trascinante propria del suo stile, fra gli unici nel genere .

Mannarino fa il suo esordio sul palco col singolo che ha dato il nome a questo tour “Apriti Cielo” nonchè all’omonimo album da cui è tratto.  Il Tour ha segnato già otto sold-out. Il cantautore romano si conferma tra i più apprezzati e originali, certamente un artista fuori dal comune  il cui seguito, anche sui social network, è in  evoluzione esponenziale : ad oggi oltre 300mila fan su Facebook e più di 50mila sulle piattaforme Instagram e Twitter.

Da cosa deriva ” Apriti Cielo” da cui ha preso nome sia il Tour che il singolo? 

Mi piace il fatto che l’espressione ‘apriti cielo’ possa essere letta in modi diversi, sia come un’esortazione che come esclamazione, e mi piace il fatto che ognuno possa dare il proprio senso e significato al titolo, come quando si guardano le nuvole o le stelle e si creano delle forme. Siamo noi che mettiamo i significati nelle cose della vita, possiamo trovare un senso positivo o negativo a tutto quello che viviamo… questo è un po’ il significato del disco: la tua vita dipende da te”.

Parole , storie e musica segnano il tratto distintivo del cantautore nel concerto, che in un seguirsi di coreografie traccia il suo stile nazionalpopolare in maniera genuina e controcorrente apprezzata ancora una volta visto l’esito della data fiorentina di ieri e dell’ intera tournèe. I ritmi  rimandano a Bahia, all’Africa e a New Orleans e i quali attingono  al rock, al folk romanesco e al blues. La musica di Mannarino, come lui stesso ha dichiarato, si ispira ad una frase di Vinicius De Moraes “il samba è una tristezza che balla” così, nella sua produzione artistica come in questo suo ultimo lavoro, la profondità e, a volte, la malinconia dei suoi testi si fondono con un ritmo e un suono vitale. Un album che cerca la bellezza con dolce disperazione, un’allegria non frivola bensì piena ed entusiamsante , che sceglie il bello come possibilità di salvezza dove nei singoli Babalù , Un’ estate, la Frontiera, Ghandi e l’Arca di Noè si dimostra in pieno.