Dopo un lunghissimo periodo di contrattazioni è stato firmato il nuovo contratto per gli statali. Questo cambiamento riguarderà inizialmente 250 mila dipendenti, ma si pone come un vero e proprio “apripista” in quanto poi detterà la linea per gli altri comparti e settori. Nuove regole e scatti sullo stipendio base che vanno dai 63 ai 117 euro lordi al mese, per una media di 85 euro. Ma chi guadagna meno, da marzo, potrà contare anche su un’extra. Non solo, cambiano i licenziamenti, con una stretta su assenteismo, molestie e conflitti di interessi.

Possiamo analizzare i punti principale del contratto grazie ad una sintesi prontamente elaborata dalla CGIL:

• Raggiunto l’obiettivo di erogare per il 2018 aumenti retributivi a partire da 85 euro mensili, salvaguardato il bonus di 80€, su tutto il nuovo comparto delle Funzioni Centrali (Ministeri, Epne e Agenzie Fiscali), arriveranno gli arretrati del 2016 e 2017 e ripartirà la contrattazione per il trattamento accessorio;

• Realizzato un reale e visibile aumento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori con un avanzamento complessivo degli istituti dei rapporti di lavoro: permessi, congedi, ferie, malattie, ecc;

• Ridotta la precarietà: prodotta una regolamentazione delle forme di rapporto di lavoro flessibile. Il normale rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione è a tempo indeterminato mentre le forme di rapporto di lavoro flessibile saranno due: il tempo determinato e la somministrazione;

• Chiusa definitivamente l’era Brunetta per quanto riguarda la contrattazione, diventa centrale e imprescindibile il ruolo negoziale delle Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria);

• Introdotto un nuovo sistema di relazioni sindacali come strumento effettivo di applicazione e attuazione degli istituti contrattuali definiti dal contratto: torna la contrattazione e ci sono più poteri demandati alle Rsu;

• Nuovo ordinamento professionale: a lavoro da subito una commissione che dovrà immediatamente produrre un corretto inquadramento, nuove regole per le progressioni, il riconoscimento pieno delle professionalità e delle competenze;

• Confermate le 36 ore per l’orario di lavoro. Introdotta una buona flessibilità di orario che risponde alle esigenze dei lavoratori, accrescendo allo stesso tempo la qualità dei servizi. Regolate anche questioni importanti come la pausa esigibile, diritto delle lavoratrici e dei lavoratori;

• Escluso il Jobs Act dal contratto, a partire dal mantenimento dell’articolo 18.