«Ciò che creai è mio!».

È questo l’assillo e la maledizione del protagonista di Cardillac, l’opera del tedesco Paul Hindemith con cui è stato inaugurato nella serata di sabato 5 maggio l’ottantunesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal maestro Fabio Luisi, per la regia di Valerio Binasco.

Una giornata ricca di appuntamenti: ha dato il via agli eventi cittadini la Lectio Magistralis dello scrittore e giornalista Bernardo Valli, che ha raccontato presso il Rettorato dell’Università di Firenze Tragedie e progressi del Novecento.
La musica d’arte ha poi ‘occupato’ la città, prima con gli Ottoni dell’Orchestra del Maggio, che hanno eseguito brani di vari autori sotto le arcate della Loggia dei Lanzi; la prima esecuzione mondiale del brano commissionato dallo stesso Maggio Musicale al maestro recentemente scomparso Daniele Lombardi, Il giardino della bizzarria ha tributato un omaggio al regista Zeffirelli, la cui omonima Fondazione ha inaugurato nel luglio scorso la propria sede nello splendido complesso di San Firenze (ex Tribunale). Il progetto Firenze Ballo 1944/Grande Adagio Popolare, un grande evento coreografico ‘diffuso’, novità assoluta dell’edizione di quest’anno, ideato da Virgilio Sieni ha occupato il piazzale antistante il teatro con un popolo di ballerini, danzatori professionisti e cittadini comuni, centinaia di bianchi pulcinella che tramite un ballo gentile e un canto condiviso hanno legato, forse come mai accaduto dall’inaugurazione della nuova sede del Maggio, la città al suo teatro.

 

L’appuntamento più importante e atteso ha visto giungere al teatro del Maggio un gran numero di personalità e di autorità, fiorentine e non solo: il sovrintendente Chiarot, il sindaco e presidente Nardella con la moglie Chiara, molti assessori della giunta comunale, il direttore degli Uffizi Schmidt, la senatrice Di Giorgi, il senatore Renzi con la moglie Agnese, la neoeletta presidente del Senato Alberti Casellati.

 

L’opera tesse una trama oscura e conturbante che avvolge lo spettatore e lo trascina nel delirio distruttivo del suo protagonista. Un artista incapace di accettare che le proprie opere possano cadere in mano di coloro che non comprendono le ragioni della sua arte e che reputano i suoi gioielli come semplici oggetti da impiegare per i più bassi desideri; un padre, assassino impenitente e accecato dal suo narcisismo, incapace di amare la figlia e pronto a cederla per salvare le sue opere; uno spasimante aggressivo, che pretende dalla compagna una sottomissione totale e degradante; una donna incapace di liberarsi dagli invisibili lacci che la sottomettono psicologicamente agli uomini che ama: sono questi alcuni dei caratteri che si impongono con forza all’attenzione del pubblico, grazie ad una musica asciutta e austera, che ingaggia un contrappunto tesissimo con l’azione in scena, per raggiungere alcuni momenti di grande drammaticità e potenza come nel quartetto del III atto.
Il racconto si muove sullo sfondo di una società corrotta, spaventata dall’ignoto e dal diverso, adagiata nei suoi vizi e nella sua opulenza, impaurita da coloro che non le si omologano, pronta a commettere atti di violenza inaudita, incitata dalla voce di chi sa imporsi con più convinzione, per poi abbattere i propri capi e massacrarli letteralmente in scena.
L’allestimento scenografico sposta l’epoca di ambientazione (la Francia di Luigi XIV) all’età dell’autore e della prima esecuzione, in una Parigi che ricorda molto sinistramente la Berlino degli ultimi anni Venti del secolo scorso, ma che parla al pubblico di oggi e propone una riflessione sulla violenza alla base di molti rapporti umani e sulle ambiguità degli istinti della folla.

A giudicare dal lungo applauso, tributato soprattutto al baritono Martin Gantner (Cardillac) e al soprano Gun-Brit Barkmin (la figlia), oltre che alla rigorosa direzione del maestro Luisi, il pubblico fiorentino deve aver apprezzato questa insolita inaugurazione del Festival, moderna e impegnata, che interroga e che cattura, conclusasi con uno spettacolo pirotecnico a fine serata per festeggiare insieme con la città il suo evento musicale più importante: una vera e propria inaugurazione coi ‘botti’ per questo ottantunesimo Festival del Maggio Fiorentino.

 

 

Niccolò Gensini