Ciao, Francesco per noi è un piacere dare risalto ad una pregevole iniziativa. Allora, l’iniziativa di Orti in affitto, nasce a Firenze per poi approdare a Bagno a Ripoli, ci potresti parlare di questa iniziativa?

Ciao Angela, il piacere è mio! Dunque praticamente questa iniziativa funziona così: io e Niccolò, il mio collega,  inizialmente abbiamo “giocato” un po’ per conto nostro per un paio d’anni da soli a crearci l’orto, il pollaio eccetera, grazie al terreno incolto che ci ha dato il babbo di Niccolò. E lo abbiamo fatto per tirarci fuori dalla quotidianità di lavori usuranti che, giornalmente facciamo, io lavoro a Lady radio e poi faccio anche il dj in discoteca e Niccolò è un architetto paesaggista. E quindi dopo tanti anni abbiamo sentito il bisogno di dedicarci alla natura, staccando dalla vita frenetica di tutti i giorni. Per due anni lo abbiamo fatto da soli, per noi stessi e  poi ci siamo buttati in questa avventura, abbiamo diviso il terreno in 25 orti che sono andati esauriti subito, per la pubblicità che ci fu fatta. E a Firenze sono completamente esauriti, e via via che  se ne dovesse liberare qualcuno, si dà spazio ad altri. Da questo iniziale progetto, abbiamo poi  preso questo nuovo terreno a Ponte a Niccheri, nel comune di Bagno a Ripoli e abbiamo creato altri 24 orti. Di cui ne sono rimasti liberi tre o quattro, perché anche questi sono andati subito esauriti.

Dunque, questa iniziativa, si chiama anche Il Piacere dell’orto senza zappa, cioè in cosa consiste il motto “Io coltivo, tu raccogli”?

Allora, le persone affittano questi 35 metri quadri di orto e noi lo seminiamo e lo piantiamo per loro,in base a quello che loro mangiano e consumano di frequente, esempio pomodori piuttosto che melanzane. Rispettando sempre la stagionalità della verdura e non coltiviamo altro che il terreno non consente, per esempio non piantiamo le carote, perché il terreno non essendo sabbioso non è adatto alla loro coltivazione. Per cui teniamo conto del prodotto e della sua stagionalità. Infatti quando facciamo il primo incontro con i clienti, per vedere l’orto e definire il tutto, ci teniamo a specificare che, va rispettata la stagionalità , tanto per rendere chiaro, nessuno potrà piantare un melone in pieno dicembre, o dei pomodori ad ottobre! Il nostro obiettivo è quello di tornare  alla genuinità della stagione.

E attraverso un gruppo Whatsapp, che abbiamo creato appositamente, avvisiamo le famiglie quando venire a raccogliere la loro roba, anche se regolarmente le persone vengono a visitare e controllare il proprio orto.

Noi abbiamo altre attività commerciali che si rifanno a questo progetto, esempio il ristorante Il Calino, in Piazza delle Cure, che fa solo pesce, oppure la Guerina di Firenze, il pub storico e loro utilizzano i prodotti dei nostri orti, soprattutto Il Calino, per dare dei piatti conditi e contornati dalle verdure del proprio orto, senza, e questo ci tengo a precisarlo, additivi o sostanze chimiche, noi utilizziamo solo ed esclusivamente acqua. In più abbiamo creato un ambiente per le famiglie, dove insieme agli orti abbiamo un pollaio, con galline, pavoni abbiamo il maialino. Quindi, mentre i genitori raccolgono, i bambini stanno nella natura e in contatto con gli animali e si fa capire anche il ciclo naturale dalle uova. Sono delle attività ludiche ma che insegnano tanto a chi, vivendo in città non vede come scontate tutte queste cose.

Allora io ti saluto con questa ultima domanda. Voi siete tre giovani, Tu Niccolò Robucci, che avete creato questo progetto a cui adesso si è unito Jonathan Freschi. Come tre giovani trentenni, si dedicano all’agricoltura, ritornando ad un mondo antico? E come far appassionare i giovani a tale pratica?

In realtà ti posso dire una cosa meno seria e una più seria. Parto dalla meno seria, per chi ha problemi di insonnia, fare il contadino serve tanto, lavorando tutto il giorno nel campo, arrivi alle 9.30, orario in cui non penseresti proprio di andare a dormire, che caschi automaticamente dal sonno profondo, dormendo come un bambino appena nato! E questa ti garantisco che è una cosa molto buona, per chi è un nottambulo. Quella più seria è che lavorare in un orto è terapeutico. Infatti vivendo in una città frenetica, con ritmi nevrotici, ansiosi e la confusione monotona urbana, lo stare nei campi è molto terapeutico, ti leva tutto questo di dosso senza bisogno di antidepressivi o ansiolitici. Insomma vivi di gran lunga e bene! Stare nella terra per noi è come spegnere il cervello.

Allora oltre a noi vorrei ricordare che fanno parte del progetto, Stella Tortu, che si occupa della segreteria, delle collaborazioni con le Associazioni. Poi mi va di nominare le due persone che hanno permesso tutto questo, che sono, il padre e la madre di Niccolò, Antonio Robucci e Adriana Mastrogiacomo, che ci hanno dato questo primo terreno.

E pensiamo, anzi speriamo di estendere il progetto in altre zone urbane da poter rivalorizzare, non in campagna perché commercialmente sarebbe un po’ difficile che le persone che vivono già in campagna prendano l’orto, quindi speriamo di trovare terreni più urbani possibili da riqualificare, rinvigorire e rendere anche un punto di socializzazione.

In ultimo ricordo anche i nostri contatti facebook, Fattoria del Rocio e il nostro sito www.fattoriadelrocio.it dove trovare tutte le informazioni e rendersi conto dal vivo, con i laboratori che facciamo.

 

Grazie Angela e un saluto a tutti voi!