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Passeggiando tra le vie del centro, spingendoci oltre le vie più celebri dello shopping e strapiene di turisti, è possibile imbatterci in strade come via dell’Inferno, via del Purgatorio e via del Limbo. Essendo la città di Dante, subito vien da pensare ad un tentativo di celebrare la Divina Commedia. Errore: i motivi sono ben altri, molto più profani.

In pieno centro storico, tra ponte alla Carraia e ponte Santa Trinita, subito dietro a via Tornabuoni troviamo tre strade dai nomi di eco dantesco: via Limbo, via Purgatorio e via Inferno.
Queste strade, però, al contrario di quello che possono sembrare, niente hanno in comune con la magnifica opera del Sommo Poeta, bensì hanno assunto questa denominazione a causa di un motivo sicuramente di più bassa lega.

Avessimo percorso questi vicoli qualche secolo fa avremmo potuto constatare che queste strade pullulavano di frequentatori alticci se non propriamente ubriachi che facevano la spola tra un’osteria e l’altra. Queste taverne per puro marketing, per cercare di richiamare quanti più clienti possibili, si davano nomi altisonanti. Via dell’Inferno, infatti, probabilmente deve il suo nome ad un’osteria detta appunto dell’Inferno, con un’insegna ritraente un diavolo, il quale sopra le fiamme della cucina faceva girare l’arrosto.

Questi vicoli sono sicuramente caratteristici, in via dell’Inferno, infatti, sorge un’antica casa torre, ancora in buono stato ma incorporata tra le altre case. Anche via del Purgatorio (che prima si chiamava Parion Vecchio) ha una torre ma questa strada al contrario di via dell’Inferno, prima di diventare quella che è oggi, aveva uno sbocco in Via Tornabuoni. Quando è diventata cieca il traffico di persone si è via via ridotto, facendo sì che la nobiltà, che abitava in quella strada, si trasferisse e che gli edifici loro appartenenti si degradassero e venissero quindi occupati da modesti artigiani e dalle loro attività. Da quel momento, l’unica attrattiva divenne l’osteria.

 

Queste stradine, ad oggi poco significanti se non per essere estremamente caratteristiche, sono il manifesto ideale dell’ingegno fiorentino: dimostra come già da secoli i residenti in riva all’Arno praticavano già moderne tecniche di marketing.

Troppo avanti!