Firenze,oltre ad essere la culla dell’arte rinascimentale, può vantare un altro importantissimo primato: essere la patria della lingua italiana. Nonostante alcuni recenti studi che vorrebbero togliere al capoluogo toscano questo illustre merito, non possiamo non ammettere che i tre padri della lingua e della letteratura italiana (o le “Tre Corone”,come sono stati definiti dalla critica), cioè Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, sono nati a Firenze o vi sono vissuti per tanto tempo, che il primo vocabolario della nostra lingua è stato scritto dai membri di una tutt’oggi celeberrima accademia fiorentina, l’Accademia della Crusca, e che molti altri autori italiani hanno preso ispirazione dalla lingua fiorentina (basti pensare al Manzoni,che per scrivere “I promessi sposi” dovette venire a “sciacquare i panni in Arno”).

Il “Bischero”

Tra le tante parole tipiche del parlato fiorentino, ve n’è una,usata soprattutto in città e nel suo contado,che agli orecchi di un forestiero può suonare buffa: “bischero“,cioè una persona sciocca,inetta,ingenua e bonacciona,che non riesce a compiere un azione giusta. Ma qual è l’origine di questo termine genuinamente fiorentino? Per scoprirlo dobbiamo tornare alla fine del XIII secolo.

A quell’epoca,infatti, Firenze può essere considerata una delle città più importanti d’Europa: i suoi mercanti commerciavano in tutto il mondo allora conosciuto, in ogni corte o città d’Europa gli emissari delle grandi banche fiorentine prestavano enormi somme di denaro e l’arte fiorentina, che aveva in Cimabue e Giotto i suoi più grandi esponenti, dettava i canoni estetici per scultura e pittura. Insomma, Firenze era la New York dell’epoca e, per celebrare la potenza cittadina, il comune decise di ricostruire l’antica cattedrale di Santa  Reparata, ingrandendola e decorandola molto riccamente.

Poiché il cantiere per la costruzione della cattedrale doveva occupare un area immensa, il governo cittadino decise di abbattere tutti gli edifici pubblici e privati lì vicini, offrendo in cambio un equo e cospicuo indennizzo. Tutti gli abitanti della zona accettarono,tranne gli appartenenti ad una ricca ed antica famiglia fiorentina, i Bischeri, che avevano le loro proprietà nella zona oggi occupata dalla cupola del Brunelleschi e Palazzo Guadagni. I Bischeri, infatti, volevano far aumentare la cifra dell’indennizzo,rifiutando più volte le generose offerte del comune. All’ennesimo rifiuto,tuttavia, il governo cittadino decise di espropriare le proprietà dei Bischeri pagando loro un indennizzo inferiore al valore degli immobili.

Cambiò il cognome in Guadagni

Da quel giorno dunque il cognome Bischeri cominciò ad essere usato dai fiorentini, popolo da sempre famoso per burle e motteggi, con il senso a noi noto e la famiglia, a causa della vergogna, fu costretta, leggenda vuole, a lasciare la città. Si racconta anche che,duecento anni dopo, un discendente dei Bischeri, per tornare a Firenze senza incorrere nel dileggio popolare, cambiò il cognome in Guadagni e comprò l’omonimo palazzo dietro la cupola, quasi come per riacquistare le proprietà familiari perdute tanto tempo prima.

Qual è il confine tra leggenda e verità?

A leggere questa storia,viene da porsi una domanda: qual è il confine tra leggenda e verità? Sicuramente i fatti riguardanti l’esproprio sono veri,ma sappiamo anche che i Bischeri, dopo l’accaduto, si ripresero sia economicamente che politicamente, tanto da dare alla Repubblica di Firenze ben quindici priori e quattro gonfaloni di giustizia, le massime cariche repubblicane, e che l’ultimo esponente della famiglia fu esiliato a Napoli da Cosimo il Vecchio nel 1434, per aver partecipato ad una congiura ai suoi danni,facendo così uscire di scena questa famiglia fiorentina,che,impropriamente, ha contribuito alla storia della loro città.