Guya Baglioni mi accoglie al Braciere Malatesta un tardo pomeriggio di un sabato estivo. Nonostante non sia ancora l’ora di cena, già qualche tavolo è occupato da turisti di più nazionalità.

Raggiungere il Braciere è stato per me molto facile visto la posizione: in via Nazionale, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella e a pochi minuti a piedi da piazza Indipendenza. Praticamente in pieno centro.

Guya insieme al cugino Christian è la terza generazione che lavora dal 1954 al ristorante ed è per loro un motivo di orgoglio

Guya, raccontaci la storia del Braciere Malatesta.

Il ristorante lo aprì mio nonno nel 1954. Al momento dell’inaugurazione il locale non era esteso come lo vedi ora ma era molto più piccolo. Con il passare del tempo vi è stato un processo di ampliamento graduale fino ad arrivare agli anni Ottanta, quando abbiamo raggiunto l’estensione che puoi constatare adesso.

Perfino il nome ha subito una modifica. Nel 1954, infatti, mio nonno aveva chiamato il ristorante Lampara, come il nome di una lampada, che è presente nel locale, che serviva ai pescatori durante la pesca notturna. Due anni fa, dopo profondi lavori di ristrutturazione abbiamo deciso di cambiare il nome anche perché, facendo solo carne, il brand non ci sembrava adeguato. Volevamo trovarne uno che potesse ricollegare il ristorante alla nostra famiglia e abbiamo quindi deciso di chiamarlo Malatesta Baglioni, come il nostro avo, importante condottiero fiorentino.

Come hai già accennato, la vostra specialità è la carne, ma non solo. Cosa ci puoi dire del menù?

Il nostro punto di forza è la carne. Sia per la qualità sia perché possiamo vantare di essere uno dei pochi locali in centro ad avere la brace che alimentiamo un po’ a legna, che prendiamo dalle foreste casentinesi, e un po’ a carbone, in parte vegetale. La bistecca alla fiorentina è il nostro fiore all’occhiello ma facciamo anche i piatti della cucina tradizionale toscana. Il nostro peposo, ad esempio, va molto in voga perché utilizziamo la ricetta, un’autentica tradizione che si tramanda da generazioni, di Giuseppe Alessi, personaggio fondamentale per la cucina toscana, che ha lavorato per me quando gestivo la Pentola dell’oro, ristorante storico rinascimentale. Per i nostri piatti utilizziamo inoltre sia pasta fresca che secca e siamo attrezzati anche per preparare delle ottime pizze.

Quali clienti frequentano il vostro ristorante?

Molti sono italiani, molti fiorentini, ma anche tanti stranieri. Questo perché siamo proprio vicini alla stazione di Santa Maria Novella. I nostri clienti, quando entrano la prima volta, rimangono sempre molto stupiti perché visto da fuori il nostro ristorante sembra un locale molto piccolo e, invece, una volta dentro si mostra in tutta la sua estensione.

Perché un fiorentino, un italiano, o uno straniero dovrebbero venire a mangiare al Ristorante Malatesta?

Uno dei primi motivi è perché ci troviamo in pieno centro a Firenze e siamo facilmente raggiungibili. Vicinissimi sia alla stazione che alla fermata della tramvia e anche ad uno snodo fondamentale per gli autobus quale piazza Indipendenza.

Un altro motivo è perché qui da noi puoi trovare la vera cucina tradizionale fiorentina. Un altro incentivo è la qualità della nostra carne che, cotta sulla nostra brace e non su una piastra, diviene veramente deliziosa. Senza contare poi la nostra pasta fatta in casa, il forno a legna, l’ampia superficie e i due giardini esterni. Stando all’aperto, infatti, sembra di essere in campagna ma in realtà sei in pieno centro a Firenze.