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Da alcune settimane è iniziata la scuola, tra poca voglia di rimettersi tra i banchi, tra tutte le emozioni di una nuova avventura e tra l’ultimo anno di un ciclo che aprirà o quanto meno dovrebbe aprire le porte al mondo adulto, anche se negli ultimi tempi, di adulto, forse ad eccezione del sostantivo, sarebbe rimasto poco o nulla!

Per giorni e giorni, mossa dalla mia esuberanza, ho sondato, con certa discrezione, gli angoli e le dimensioni degli alunni di oggi, dai più piccoli, ai più grandi. E sugli autobus e la tramvia di Firenze, di materiale osservativo, ne esiste a bizzeffe! Bambini che all’incrocio di un semaforo, in attesa del verde, li vedi attraversare ancora mano nella mano dei loro familiari. Con quel sorriso gentile, quegli occhi speranzosi, che tutti noi incrociamo se ci troviamo all’angolo di via Francesco Bocchi, dove la scuola Villani regna sovrana e la via Vittorio Emanuele, dove questi piccini, curiosi come delfini e intrepidi come leoni, si lasciano incuriosire da una vastità di insegnanti,dalle più probabili e improbabili motivazioni ad assumere un ruolo non di così addomesticabile consuetudine.

Di tanto in tanto, sulla linea 23, che è sempre affollata come se si fosse ad Ibiza durante una festa sulla spiaggia per il 15 di agosto, sale un ragazzino, lungo la via de’ Tintori.

E’ minuto, con un viso dolce, l’apparecchio ai denti, di cui visibilmente si vergogna, ma che se messo a suo agio ho notato che porta con disinvoltura. Ha i modi delicati, infatti durante un nostro primo incontro, mi chiede se poteva sedersi nel posto accanto al mio. E lo ha fatto con un modo così inusuale per i ragazzini d’oggi, tanto che una volta varcato il portone delle scuole secondarie si trasformano in esseri non propriamente identificabili.

Ebbene, per carattere, sono molto socievole e pronta alla battuta, la mia esuberanza mi porta ad essere tale, che non perdo occasione per riservagli una mia battuta. Ero carica di borse con libri, per cui scusandomi gli dissi.

“Eh, caro mi devi scusare, ma sono carica di libri… Anche io sono una scolara, ripetente!”

E gli feci un  sorriso ironico. Lui capì subito. E si mise a raccontarmi con delicata innocenza e con un  linguaggio che hai miei orecchi lo potrei paragonare ai libri di Dickens o di qualche erudito e aulico autore, che se qualcuno lo avesse ascoltato, avrebbe pensato fosse figlio mio! Mi raccontò di frequentare la seconda media, che gli piace molto la matematica, ma che apprezza tutte le altre materie.

Parlava rivolgendomi del “lei”, ma con garbo ed educazione, quella stessa mi confidò che i suoi genitori gli avevano insegnato e continuavano ad insegnargli. Poi, gli chiesi se in classe anche i suoi compagni fossero come lui. Mi disse “Non tutti… Io devo ringraziare la mia famiglia che mi ha dato e mi dà buoni insegnamenti… dopotutto, i rimproveri servono per crescere bene e per adeguarci a questa società!” Credetemi mi ha fatto impressione, ma positiva. E non è poco. Ogni volta poi che ci salutiamo, lui si rivolge a me dicendomi “Mi ha fatto molto piacere parlare con lei, le auguro una buona serata e spero tanto di rivederla”

Che tenerezza!

Per contro invece, ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con una liceale, che dei modi gentili di quel ragazzino, in classe sua e nella sua scuola, neppure l’ombra. Varie volte ha assistito a situazioni becere tra i compagni e i professori, che per ovvie ragioni, non hanno alcuna tutela. Mi chiedo allora, a che punto si arriverà, se chi non compie il suo dovere, nel luogo e nel momento in cui gli è richiesto, si può permettere di bullizzare tutti coloro che si differenziano dalla massa e di ridicolizzare, talvolta con minacce una figura educativa come l’insegnante, di cui non tantissimi anni fa si aveva, non solo considerazione ma rispetto!

Bene, detto ciò, posso ben dire che essere giovani oggi, non è semplice, specie se ti vuoi differenziare, non per spirito di contraddizione, bensì per desiderio sano di essere te stesso, dopotutto, un vero leader, non è chi fa il bullo o demanda agli altri situazioni o gesti, un leader è tale quando è padrone delle proprie scelte ed è sereno con quello che è e che fa. Proprio come quel simpatico e loquace ragazzino del 23.

Essere insegnanti oggi non è facile e soprattutto non è per tutti.

Non è certo la famosa carta o una cattedra a conferirti quel ruolo, ma l’esperienza, l’amore che doni a quelle creature che con speranza si affidano a te e si fidano di te e soprattutto il fatto che, quella cattedra non ti deve  far mai dimenticare, di essere stato anche tu un bambino spaurito e curioso, con il moccio che ti colava dal naso e i ginocchi sbucciati a furia di correre con le gambe scoperte da calzoncini corti.  Insegnanti esuberanti, anticonformiste e gioiose, creano bambini felici e di conseguenza ragazzi e adulti che sanno ridere di se stessi e dei propri errori, che non sono demòni da nascondere, ma consapevolezze da cui imparare.

Ama ciò che fai e gli altri lo vedranno!

Per cui, salutando questi due, esempi di studenti, opposti ma simili, saluto anche voi, con le stesse parole:

“Tra le strade, che potevo percorrere, scelsi la meno battuta, per essere me stessa, per essere il mio leader e dar valore ai miei errori, per diventare un cittadino migliore”