Nella sua millenaria storia, Firenze è stata assediata innumerevoli volte: basti pensare, per esempio, all’assedio dei Goti di Radagasio, del 406, ricordato dai fiorentini soprattutto per la figura di San Zanobi, il vescovo cittadino che spronò gli abitanti a resistere contro l’invasore. Fra i tanti eventi ossidionali che sconvolsero Firenze, tuttavia, il più importante  è quello avvenuto tra l’ottobre del 1529 e l’agosto del 1530.

La prima partita del calcio in costume

La fama di tale assedio è dovuta sia ad una serie di fattori, come la “prima” partita del calcio in costume o la partecipazione di Michelangelo ai lavori di difesa delle mura cittadine, sia soprattutto ad un personaggio che molti fiorentini conoscono: Francesco Ferrucci. La grandezza dell’evento, poi,è determinata anche dal fatto che, grazie a quest’assedio, i Medici divennero una volta per tutte padroni di Firenze, instaurando prima un ducato (con Alessandro I) e poi, con Cosimo I, un granducato.

Ma come si arrivò a questo duro scontro durato dieci mesi?

Bisogna dire innanzitutto che quest’assedio va collocato all’interno di quelle che vengono generalmente chiamate dagli storici “Guerre d’Italia”, un’insieme di conflitti che insanguinarono la nostra penisola  durante la prima metà del XVI secolo; in particolare, poi, la guerra nel quale rientra il nostro assedio viene denominata “Guerra della Lega di Cognac”, iniziata nel 1527 e che vedeva il Sacro Romano Impero e il Regno di Spagna, governati da Carlo V, scontrarsi contro Francia, Stato della Chiesa (allora retto dal pontefice Clemente VII,al secolo Giulio de’Medici,figlio di Giuliano e nipote di Lorenzo il Magnifico), Repubblica di Venezia, Repubblica di Firenze e altri stati italiani.

Non starò qui a dilungarmi sulle cause del conflitto; ricorderò solo l’evento più importante di esso, il quale, in maniera indiretta, influenzerà la nostra storia: il sacco di Roma del 1527. In quell’anno, infatti, le truppe imperiali (i famosi “Lanzichenecchi”) saccheggiarono Roma, indebolendo il potere di Clemente VII, che attraverso suo nipote, il cardinale Ippolito de’Medici, governava la città di Firenze,restituita ai Medici nel 1512.

I fiorentini, tuttavia, venuti a conoscenza di quest’evento, insorsero e cacciarono dalla città Ippolito, proclamando nuovamente la repubblica.

Per riottenere quindi la potestà su Firenze, Clemente VII decise di schierarsi con Carlo V,sottoscrivendo l’accordo di Barcellona del 1529,con il quale l’imperatore si impegnava a riconquistare per i Medici la città toscana. Fu così quindi che nell’ottobre del 1529 l’esercito imperiale, guidato  da Filiberto di Chalons e Pier Maria III de’ Rossi, marciarono su Firenze, ponendola d’assedio il 14 dello stesso mese.

Quello che agli occhi dei generali imperiali sembrava una semplice e rapida impresa militare si trasformò brevemente in un lungo e sanguinoso assedio di dieci mesi. Tutta la popolazione fiorentina si impegnò per lo sforzo bellico: tra di loro vi era anche Michelangelo Buonarroti, all’epoca già famoso artista, che si impegnò nel rafforzamento delle difese cittadine. Fu sua l’idea di trasformare il campanile di San Miniato al Monte in un fortilizio, coprendo le pareti esterne con dei materassi, in modo che fossero attutiti i colpi dell’artiglieria avversaria.

Nei dieci mesi d’assedio, poi, avvennero molti eventi particolari

Tra questi, il più famoso riguarda la partita di calcio in costume del 17 febbraio 1530 (all’epoca il calcio storico si giocava per festeggiare il carnevale): i fiorentini, infatti, per dimostrare la loro noncuranza nei confronti dell’assedio, decisero di svolgere regolarmente la partita, che si tenne in piazza Santa Croce, direttamente sotto gli occhi del nemico.

La leggenda vuole poi che sopra la chiesa si fossero posizionati dei musici a suonare,in modo da ridicolizzare ancora di più gli avversari. Questi ultimi, perciò, decisero di sparare contro la piazza,ma il colpo d’artiglieria passò proprio sopra il tetto della chiesa senza fare danni,aumentando così l’ilarità e gli scherni del popolo fiorentino.

Domenica prossima,continueremo a parlare dell’assedio,raccontando altri aneddoti particolari e narrando la triste conclusione del conflitto.