Dieci anni sono ormai passati dal fallimento della Banca americana Lehman Brothers, il 15 Settembre del 2008, un evento che segnò l’inizio della più grave crisi finanziaria dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Anche se la ricchezza ed il reddito globale sono più alti di quanto lo fossero dieci anni fa, il mondo in cui viviamo oggi sembra offrirci molte meno sicurezze economiche di quello dei primi anni 2000.  Oggi proveremo a raccontare di quando, quasi settecento anni fa, Firenze ed i suoi ricchi banchieri furono, rispettivamente, il palcoscenico e gli attori di un’altra grande crisi economica e finanziaria, un vero e proprio terremoto che colpiva il centro della Finanza mondiale del primo Trecento, una sorta di New York del Basso Medioevo.

Come scrive lo storico economico Carlo M. Cipolla, “Firenze ebbe uno sviluppo eccezionale nel corso del Duecento e alla fine di quel secolo arrivò a rappresentare per il mondo di allora quello che Londra rappresentò per l’Ottocento: non solo un grande centro culturale, commerciale e manifatturiero, ma anche la principale piazza finanziaria del tempo”.

I dieci anni tra il 1339 e il 1349 caratterizzarono il periodo più buio dell’economia fiorentina nel Medioevo, tra dissesti delle finanze comunali e fallimenti delle compagnie bancarie e mercantili, la carestia del 1347 e, dulcis in fundo, la terribile peste del 1348.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare nel modo più lineare le vicende di questo tormentato decennio: agli inizi del Trecento, il debito pubblico, che il Comune contraeva in gran parte per finanziare le guerre con le vicine rivali, si trovava ancora su livelli sostenibili, intorno a 50.000 fiorini.

Tuttavia, le spese dovute alle varie guerre a cui Firenze partecipò dopo il 1330 provocarono un aumento vertiginoso del debito, che arrivò a 600.000 fiorini dopo la guerra con Lucca del 1341-43. Il 22 Febbraio 1345 il Comune faceva osservare ai suoi creditori che non era in grado di compensarli e fissava un interesse massimo del 5 per cento sui debiti. Questo determinò una forte caduta nel valore dei titoli del debito pubblico: chi ne pagò le più gravi conseguenze furono soprattutto le grandi compagnie bancarie, che avevano prestato ingenti somme al Comune negli anni precedenti.

In realtà, famiglie del calibro dei Bardi e Peruzzi, all’epoca tra i più ricchi banchieri del mondo occidentale, potevano, in tempi normali, sostenere anche queste perdite.

Purtroppo per loro però, le compagnie fiorentine avevano anticipato al re d’Inghilterra un capitale considerevole in vista di quel conflitto con la Francia che avrebbe segnato l’inizio della guerra dei Cent’Anni. Il fallimento della spedizione del re inglese rese presto evidente che le banche fiorentine non avrebbero ottenuto i frutti dei loro investimenti (che si aggiravano tra i 600.000 e i 900.000 fiorini).

Ma non finisce qui: le dissestate condizioni delle finanze fiorentine destarono negli ambienti diplomatici italiani la preoccupazione che il Comune, tradizionalmente su posizioni guelfe e papali, si spostasse verso lo schieramento ghibellino e più vicino all’Imperatore. Queste voci, fondate o meno che fossero, indussero il re di Napoli e la ricca nobiltà di quel regno, da sempre guelfi, a ritirare gli ingenti depositi nelle banche fiorentine.

Sempre seguendo Cipolla, “Il triplice colpo della bancarotta inglese, dei prelievi napoletani e del crollo dei titoli del debito pubblico in Firenze furono più di quanto il sistema bancario fiorentino potesse sopportare.

I segni funesti di una crisi di proporzioni eccezionali si fecero di giorno in giorno più manifesti e minacciosi. […] Nel 1343 fallivano i Peruzzi e tre anni più tardi nel 1346 fallivano i Bardi. E fu la catastrofe.” Come accadde anche nel 2008, il crollo del sistema finanziario colpì anche gli altri settori dell’economia. In primo luogo, perché le compagnie familiari travolte esercitavano anche attività mercantile e manifatturiera; inoltre le banche cessarono o diminuirono l’erogazione del credito alle altre imprese, e il drastico aumento del costo del denaro devastò il sistema produttivo della città – seguendo meccanismi non molto diversi da quelli dell’ultima grande crisi.

E fu così che manovre politiche e onerose guerre misero in ginocchio la più ricca città europea. Enormi sono, senza dubbio, le differenze storiche tra il mondo di oggi e la Firenze del Trecento: quel che colpisce e affascina però non è forse la diversità, quanto una seppur vaga somiglianza tra i due periodi e tra i meccanismi economici e politici che li contraddistinguono.

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

Cipolla, Carlo M.. Il fiorino e il quattrino: La politica monetaria a Firenze nel 1300 , Società editrice il Mulino

Foto del Fiorino da “Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=650070”