E’ uscito recentemente il nuovo atteso disco dei Nidi d’Arac, “FACE B” (Le Narcisse), che celebra i 20 anni dall’ EP d’esordio “Mmacarie”.  La band ci svela: “La musica fiorentina è una formula antica di freestyle. In un certo senso, gli artisti si punzecchiano a vicenda con le rime: non è incredibile? Nella modernità c’è sempre la tribalità”

Con decine di migliaia di dischi venduti, i Nidi d’Arac sono uno dei gruppi italiani più conosciuti e amati della world music internazionale. Se nella prima parte della loro carriera hanno tradotto in linguaggi urbani l’affascinante ruralità della Puglia, in questa fase inaugurano un nuovo straordinario corso, mostrando come l’Europa si sia evoluta in questi anni.

“Face B” è un disco post moderno, italiano ma allo stesso tempo internazionale: riafferma un legame con la tradizione, inserendo ritmiche tipiche nella “newafro” e rivelandosi in una molteplicità stilistica che non esclude chitarre psichedeliche o incursioni di rock inglese.

INTERVISTA AI NIDI D’ARAC

Nidi d’Arac: come nasce il nome del Vostro gruppo ?

Nidi d’Arac è l’anagramma di “aracnidi”. I ragni rappresentano le radici, la terra, la tradizione e, in particolare, la nostra terra d’origine, la Puglia. L’aracnide fa parte, infatti, della simbologia del sud, della sua natura tribale.

Il genere musicale che portate in Italia e nel mondo, è un afro-pugliese ? Perché una scelta così apparentemente “azzardata” ?

Il nostro progetto nasce con queste caratteristiche. E’ un progetto urbano, dove l’elemento etnico fa parte della modernità. Per questo c’è posto per la parte afro, per la parte salentina e per altre contaminazioni

Avete mai ascoltato gli stornelli fiorentini ? Cosa conoscete della musica toscana o fiorentina ?

Certo. La musica fiorentina è una formula antica di freestyle. In un certo senso, gli artisti si punzecchiano a vicenda con le rime: non è incredibile? Nella modernità c’è sempre la tribalità.

“Face B” uscito il 12 Ottobre: qual è la puntata di diamante del Vostro album?

Moustapha. E’ il brano che racchiude il numero più grande di concetti. Non solo, è mezzo francese e mezzo salentino e custodisce elementi di afrotrap, il genere che più appartiene alla scena giovanile francese. Parla di immigrazione e lo fa senza dare connotazioni temporali: Moustapha è un immigrato degli anni ’70, ma potrebbe essere di qualsiasi epoca.