Le prossime elezioni amministrative a Firenze vedranno una novità assoluta: l’elezione diretta del presidente di quartiere. Cosa cambierà per i cittadini che si dovranno recare alle urne la prossima primavera?

Dopo la delibera di una commissione speciale, il consiglio comunale ha modificato il regolamento per quanto riguarda l’elezione dei presidenti dei cinque quartieri fiorentini.

Le prime proposte di riforma, portate avanti dal centrodestra (Alleanza Nazionale e Forza Italia), risalgono alla fine degli anni Novanta. L’obiettivo era quello di consentire ai cittadini di poter scegliere direttamente il proprio presidente di quartiere, decisione che, fino ad oggi, veniva invece presa in seno al consiglio circoscrizionale.

Dopo 4 mesi di lavoro e 8 sedute della commissione speciale, è stato trovato un testo che potesse essere condiviso dalle forze politiche presenti a Palazzo Vecchio.

Cosa succederà il 26 maggio, giorno delle elezioni?

L’elettore, oltre a ricevere la scheda per le elezioni europee e per l’elezione del sindaco, riceverà, come ogni 5 anni, anche la scheda per il rinnovo del consiglio di quartiere. A partire da quest’anno, però, ogni cittadino avente diritto al voto potrà tracciare una X sul nome del candidato presidente oppure fare un segno sia sul nome che sul simbolo della lista scelta ed eventualmente anche esprimere una o due preferenze (in base all’alternanza di genere).

Al contrario, però, delle consultazioni per la scelta del sindaco non vi è la possibilità di fare voto disgiunto (votare un candidato presidente e dare, però, la preferenza a candidati consiglieri di un altro schieramento) e l’elezione del presidente avverrà a turno unico. Sarà eletto, infatti, il candidato che otterrà anche un solo voto in più rispetto agli altri e questi godrà anche di un premio di maggioranza di oltre il 60% dei seggi.

Questa modifica al regolamento ha avuto il voto favorevole del Partito democratico, di Forze Italia e di Fratelli d’Italia.
Da segnalare invece l’astensione del Movimento 5 Stelle. Scelta quantomeno curiosa da parte di questa forza politica che impronta la sua filosofia sul tentativo di far partecipare il più possibile i semplici cittadini alla gestione della cosa pubblica.
Voto contrario invece da parte di Art.1-Mdp e di Firenze riparte a sinistra. Questi gruppi consiliari avrebbero voluto, oltre l’elezione diretta, anche un’attribuzione di poteri aggiuntivi ai presidenti dei quartieri. Oggetto di critiche è stata anche la scelta di fare un’elezione a turno unico: in questo modo il candidato vincente non solo non sarà espressione della maggioranza dei cittadini del quartiere ma beneficerà anche di un premio di maggioranza spropositato.

Questa riforma, importante senza dubbio, porterà prevalentemente un cambiamento di valore simbolico piuttosto che pratico. Come giustamente evidenziano i gruppi consiliari di sinistra, il presidente sarà sì eletto direttamente dai cittadini ma avrà sempre i soliti poteri limitati.
Con questa novità, però, sarà possibile assistere ad un fenomeno di cohabitation, ossia di elezione di un presidente di quartiere di colore politico diverso del sindaco? Se così fosse, in caso, ad esempio, di differente visione di sviluppo di quella determinata circoscrizione, come si articolerà lo scontro istituzionale tra presidente e sindaco?
Queste domande senza risposta possono sollevare alcune perplessità e alcune preoccupazioni. In caso di eventuali diatribe tra il primo cittadino e il presidente di quartiere si rischia, infatti, di rallentare o addirittura paralizzare lo sviluppo di una parte di Firenze per colpa di differenti visioni politiche o, tristemente, per sterili querelle politiche.