Chiara Giannini giornalista de Il Giornale e inviata di guerra, ci ha concesso un’intervista a margine della presentazione a Firenze del suo libro “Come la sabbia di Herat di Chiara”.

Chiara, grazie innanzitutto. Come nasce il tuo libro?

Il libro nasce da una promessa che ho fatto ad Annarita Lo Mastro mamma di David Tobini, soldato morto il 25 luglio del 2011 a Bala Morghab. Conosco Annarita nel corso di un’intervista, mi racconta la storia del figlio ed io inizio ad appassionarmi alle storie dei caduti in Afghanistan e soprattutto alle storie delle loro famiglie e capisco che ci devo scrivere un libro. Stavo andando spesso in Afghanistan, era il 2012: quell’anno ci sono stata 4 volte. Da quel momento nasce in me la volontà di raccontare la vera storia di questi caduti.

Chiara Giannini, libro Come sei diventata inviata di guerra?

Oltre a raccontare le storie dei caduti, c’è un motivo in più che mi ha spinto. Volevo raccontare anche la mia storia perché avevo iniziato a scrivere per i giornali locali, Il Tirreno e Corriere di Livorno. Volevo fare l’inviata di guerra, fin da piccola, e dentro di me sapevo che ce l’avrei fatta. Ho iniziato a fare un viaggio dopo l’altro e non mi sono più fermata.
Mi sono fermata solo nel periodo in cui ho avuto il cancro, nel 2015 ma subito dopo le cure ho ricominciato a partire.

A inizio del libro c’è una dedica a King. Chi era e perché è dedicato a lui?

“A King, la pace è negli affetti”. King era il mio cane. Ho dedicato il mio libro al mio cane. Qualcuno può prendermi per pazza ma King è stato il cane migliore che ho avuto, un pastore tedesco. Il giorno in cui mi hanno operato di cancro, dormivo sul divano perché non riuscivo a stare sul letto. Mia mamma mi aveva sistemato con i drenaggi. Quello stesso giorno il mio fidanzato mi lascia perché non riusciva a reggere la situazione. Ero disperata. Alle tre di notte sento King avvicinarsi e gli dico: “King è finita: ho avuto il cancro, mi ha lasciata il fidanzato”. Questo cane sale sul divano e mi mette la zampa sulla spalla. Mi è sempre stato affezionato ma da quel momento non mi ha più mollato finché non si è ammalato lui di cancro. Io mi sono ripresa grazie a lui.

Afghanistan, come si può risolvere la problema del terrorismo?

IL terrorismo è un quesito per tutti. Non cesserà mai perché è insito negli uomini essere anche un po’ cattivo, chi più chi meno. Ci sono alcune che, convinte per motivi religiosi, combattono contro gli altri.

Oriana Fallaci.

A Oriana sono terribilmente legata. Lo sono per le sue intuizioni sul terrorismo e sull’islam e si stanno rivelando veritiere. Lei è un mostro sacro e non mi posso minimamente avvicinarmi. Mi ci rivedo molto invece perché ha avuto le mie stesse esperienze di vita perché era una donna fortissima sul lavoro ma fragile nei sentimenti. Racconto anche delle storie d’amore fallimentari nel libro, fallite perché per me il lavoro è sempre venuto prima. Lei è morta di cancro, io l’ho avuto.