Le case torri fiorentine

Se nel XIII secolo fossimo giunti a Firenze, ci saremmo trovati dinnanzi ad un panorama che a stento avremmo potuto riconoscere. Non avremmo potuto osservare, per esempio, tutte quelle costruzioni che attualmente costituiscono lo skyline fiorentino: la cupola del Brunelleschi, la cappella dei Principi, palazzo Pitti, gli Uffizi e piazzale Michelangelo sono stati realizzati molto tempo dopo (il piazzale, per esempio, venne realizzato durante i lavori del “Risanamento” del 1869, quando Firenze era capitale del Regno d’Italia). Ci saremmo poi trovati di fronte un enorme quantità e varietà di torri, che avrebbe fatto assomigliare Firenze a San Gimignano. Le cosiddette “case torri”, infatti, hanno caratterizzato la vita e l’edilizia della città per molti secoli, creando, insieme ai campanili e alle torri dei palazzi civici, uno skyline che molti storici e storici dell’arte hanno paragonato a quello attuale dell’isola di Manhattan.

Questo paragone, che a molti potrebbe sembrare esagerato, in realtà è molto calzante, in quanto le case torri erano molto alte (alcune raggiungevano anche i 70 metri!): l’elevata altezza, infatti, doveva rappresentare l’opulenza e la potenza della famiglia che la possedeva, creando così una sorta di gara tra le famiglie nobili a chi costruiva la torre più alta. Per impedire poi l’ostentazione del potere delle famiglie nobili, il comune impose che l’altezza delle torri non superasse quella della torre del Bargello, simbolo del potere civile cittadino, e del campanile di Giotto,simbolo del potere religioso: in questo modo, molte case torri vennero “scapitozzate”, cioè livellate all’altezza imposta dal governo repubblicano. Molte torri, poi, appartenute a famiglie guelfe, vennero abbattute dai ghibellini  quando questi presero il potere in città e successivamente le torri dei ghibellini vennero abbattute quando i guelfi ritornarono al potere.

Ma perché questo tipo di edifico si impose in quest’epoca storica come residenza urbana delle famiglie nobili?

La causa di questo boom edilizio ante litteram è da ritrovare soprattutto nella travagliata e violenta vita politica di quei secoli, dove le famiglie nobili e le relative consorterie si sfidavano incessantemente per il potere: la casa torre, quindi, dotate di mura massicce e di piccole entrate, garantivano una difesa e un controllo maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo d’abitazione, garantendo così la sicurezza delle famiglie. Addirittura, alcune torri, soprattutto quelle appartenenti ad una stessa famiglia o a famiglie alleate, erano collegate dal passaggi in legno, garantendo così una migliore comunicazione in caso di scontri.

Nel XIV secolo, a Firenze, c’erano 150 torri

Attualmente ne rimangono poche, perché la maggior parte è stata demolita o inglobata in altre costruzioni di epoca successiva. Tra le poche che rimangono, vanno ricordate la torre dei Cerchi e la torre dei Donati, la torre della Pagliazza, la torre della Castagna e la torre dei Mannelli. Le prime due torri, molto vicine tra loro, appartenevano alle famiglie aristocratiche dei Cerchi e dei Donati, che all’inizio del XIV secolo si contendevano il controllo della città. Poiché tra i sostenitori delle due famiglie nascevano sempre scontri, soprattutto nelle vie vicino alle due torri, il comune decise di dividere le due abitazioni con un piccolo vicolo, che da quel giorno porta il nome di “vicolo dello scandalo”. La torre della Pagliazza non era una residenza nobiliare, ma era il vecchio carcere femminile di Firenze (il termine “pagliazza” deriva da “paglia”, che rappresentava l’unico giaciglio concesso alle carcerate): questo edifico è la torre più antica di Firenze (e l’unica di forma circolare), poiché faceva parte della cerchia muraria bizantina, costruita nel VI secolo d.C. La torre della Castagna, invece, era la sede del Priorato delle Arti (la massima magistratura repubblicana). il nome deriva dal fatto che i priori, per votare i vari emendamenti, usassero delle castagne. Si pensa anche che da questo modo di votare derivi il termine “ballottaggio”, in quanto a Firenze le castagne venivano e vengono tutt’ora chiamate “ballotte”. La torre dei Mannelli, infine, è l’ultima delle quattro torri che controllavano l’accesso del Ponte Vecchio. L’edificio è famoso soprattutto per un contenzioso nato tra la famiglia Mannelli e il granduca Cosimo I, durante la costruzione del corridoio vasariano. Il progetto originale del Vasari, infatti, prevedeva che la torre venisse abbattuta, ma i Manelli e il popolo fiorentino si opposero tenacemente: il granduca, allora, decise di non abbattere la torre e ordinò all’architetto di aggirarla, realizzando un ballatoio che tutt’oggi caratterizza lo storico edificio.