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In Palazzo Vecchio è stata ricordata una data che ha cambiato la storia: il 27 aprile 1859 quando alcuni moderati toscani ed alcuni “mazziniani” insorsero mandando via il governo lorenese ed istituendo un governo provvisorio che portò, attraverso il referendum, all’unione con il Regno di Sardegna.

“Era un periodo di grande fermento in tutta Italia – ricorda il presidente del Consiglio comunale – e un po’ tutti gli Stati di allora presenti sulla Penisola avevano dichiarato guerra all’Austria in quella che poi sfociò nella Seconda Guerra d’Indipendenza.

Firenze non si sottrasse a questo clima ed il 27 mattina di centosessant’anni fa una grande folla si riunì in piazza Barbano, oggi piazza Indipendenza. Alcune mediazioni per evitare i tumulti non andarono a buon fine. Il Granduca Leopoldo non accettò l’idea propostagli, da alcuni moderati come il Ridolfi, di abdicare e di lasciare il rinnovamento a suo figlio Ferdinando e non accettò neppure l’ultimatum che gli avevano inviato gli organizzatori della manifestazione che oltre all’abdicazione e ai riconoscimenti all’esercito, richiedevano che gli ordinamenti istituzionali si adeguassero agli altri stati italiani, in pratica al Regno Sardo.

Nel pomeriggio, dopo veementi proteste presentate al corpo diplomatico per l’insurrezione, Leopoldo II e la sua famiglia lasciarono la reggia di Pitti e Firenze per non farvi mai più ritorno. Tutte le casate regnanti in Italia si ritrovarono a Gaeta. A Firenze venne creato un Triumvirato formato da Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Malenchini e Alessandro Danzini, al contempo venne offerta la dittatura a Vittorio Emanuele II che rifiutò e nominò come commissario straordinario il diplomatico Carlo Boncompagni. Si continuano a scoprire documenti che raccontano quella “pacifica rivoluzione” che portò Firenze ed il Granducato di Toscana ad unirsi al Regno di Sardegna per formare l’Italia.