Arriva da lavoro. Pantaloni macchiati di vernice. Alcuni punti di sutura sopra il sopracciglio che saltano all’occhio. Un’aria un po’ a scugnizzo. È Simone Rao, “Tuttoduro” il suo soprannome sul ring, giovane pugile che si sta mettendo in mostra.

“Ho cominciato pugilato a 10 anni: facevo un corso due-tre volte la settimana”. Racconta e mentre parla saluta un suo compagno della palestra. “Ho fatto il primo quando avevo quasi 15 anni e i miei primi 10 match con il Boxing Club Firenze. Poi sono approdato a Lastra. Sono qui dal 2015”.

“Ho disputato 61 match: 41 vittorie e 19 sconfitte” spiega. “L’incontro che mi porto dentro? Forse quello a Londra. Il mio debutto da Elite. Ho battuto il due volte campione inglese”.

Il pugilato, come tutti gli sport, richiede sacrifici, tempo, applicazione. Soprattutto quando si è giovani“È uno sport duro. Ci vuole tanta convinzione, parecchia disciplina. Se c’è passione però fai volentieri anche dei sacrifici. Non ero portato per lo sport, non ero come quelli a cui viene naturale, senza sforzo. Sono stato io a volerlo con tutto me stesso e i risultati con il tempo sono arrivati”. 

È anche facile per un giovane montarsi la testa ma “Tuttoduro” sembra voler restare con i piedi ben saldi a terra. “Se hai voglia di fare i risultati arrivano. È chiaro. Ci sono i campioni nati, già fatto, poi ci sono quelli come me e come altri in questa palestra che sono arrivati qui senza sapere niente e che con costanza e determinazione sono arrivati a dei risultati”.

Si vince e si perde ma la determinazione di arricare resta. “Non mollare mai anche dopo le sconfitte, anche quelle più brutte che arrivano ma non bisogna mai mollare. Un’ultima battuta? Piano non esiste!”. 

Non è facile fare strada ma Simone ce la mette tutta e ha già in mente, racconta, un’obiettivo per il prossimo futuro: il Torneo Guanto d’Oro (dal 7 al 9 giugno prossimo) che vede confrontarsi i migliori 8 pugili in Italia tra i 18 e i 22 anni.