La campagna elettorale non riesce ad entrare nel vivo. Pochi sono gli spunti e nessuno di questi è riuscito ad accendere il dibattito tra i vari candidati a sindaco. Quella che doveva essere la madre di tutte le battaglie tra gli ultimi renziani e i populisti gialloverdi si sta trasformando in un temperato battibecco.

Questa campagna elettorale stenta veramente a decollare. Gli sbadigli tra gli addetti ai lavori, i giornalisti e gli appassionati diventano sempre più contagiosi. In queste prime due settimane di propaganda si sono registrate solo piccole querelle tra il sindaco e il governo, senza peraltro riscaldare il clima (già freddo anche a causa delle insolite condizioni metereologiche), e tra Nardella e il candidato Bocci del centrodestra.

Nemmeno l’arrivo di Salvini al Galluzzo è riuscito a far alzare i toni della campagna elettorale, nonostante il “capitano” ce l’abbia messa tutta. L’ultima speranza per chi, come me, sperava in una fiammata che accendesse la miccia di queste elezioni era il confronto tra sindaci che si è tenuto lunedì alla Certosa, organizzato da Savethecity onlus – Firenze nel cuore. Le premesse c’erano tutte: dibattito all’americana con tempi contingentati, un moderatore d’eccezione quale Vignolini e tutti i candidati presenti.
Era possibile prevedere uno scontro duro, aspro, senza esclusione di colpi. Purtroppo, invece, tranne solo per qualche scambio al veleno tra la Bundu e Di Giulio e qualche frecciatina tra Nardella e Bocci, non c’è stato niente di eclatante da sottolineare.

Che la campagna sia sottotono lo si può anche intuire vagamente dalle plance elettorali, montate per l’occasione. Queste sono, infatti, desolatamente vuote. Girando per Firenze si può notare solo qualche manifesto attaccato qua e là ma, per la maggior parte delle volte, gli spazi adibiti alla propaganda elettorale sono ancora intonsi.

L’attuale campagna elettorale allora si può sintetizzare prendendo in prestito le parole che Sandra Mondaini pronunciava alla fine di ogni puntata di “Casa Vianello”: “Che barba che noia, che noia che barba”.

Cambierà qualcosa da qui al 26 maggio?