Una pietra che sembra decorativa è in realtà il posto in cui viene applicata la sentenza per i mercanti disonesti: l’acculata. 

Qui la prima parte: La pietra nascosta in Piazza del Porcellino

Nel cuore di Firenze, tra i banchi della Loggia del Porcellino si trova un disco di marmo molto famoso in passato. Era il posto in cui veniva imposta la pena dell’acculata a tutti i frodatori debitori e falsari condannati tali dai giudici del Bargello. Che cos’era l’acculata? Una pena molto semplice da infliggere, ma talmente tanto mortificante e umiliante da lasciare una macchia nel nome di colui che doveva subirla. Essendo stato da sempre il Mercato Nuovo un punto nevralgico per i commerci della nostra città, la piazza era sempre piena di persone e quindi lo svolgersi di tale punizione in pubblico faceva sì che essa avesse una forte risonanza in tutta Firenze. I condannati venivano portati nella piazza dalle guardie del Bargello nei momenti in cui l’affluenza di commercianti e compratori era maggiore. Questi venivano poi spogliati nella parte inferiore della schiena e, come recitava lo statuto dei mercanti “ostentando pubenda et percutiendo lapidem culo nudo”, era imposto loro di battere più volte il sedere nudo sulla pietra che proprio per questo motivo prese in seguito il nome di “pietra dello scandalo”. Oltre a questo i giudici rincaravano la dose ordinando anche la distruzione del banco del mercato in cui l’accusato svolgeva l’attività condannata e da questo nacque la famosa espressione “andare in bancarotta”. 

Le modalità in cui veniva inflitta questa punizione e l’umiliazione a cui i condannati erano sottoposti risultava talmente tanto grande e insopportabile che molti si sentivano costretti a lasciare il proprio mestiere, quartiere, città o addirittura il cognome. Da questa particolare punizione che veniva svolta a Firenze derivano anche alcuni detti popolari che fanno parte del linguaggio ormai comune. Uno di questi, “essere col culo per terra”, è rivolto a coloro che sono economicamente arrivati a toccare il fondo, mentre invece quando accade qualcosa di estremamente spiacevole o sfortunato non è difficile ascoltare un Fiorentino dire a gran voce.. “Che sculo!”