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Il Partito democratico si trova di fronte, a meno di un anno dalle elezioni regionali, ad un bivio importante: scegliere se essere il partito che guarda alle grandi infrastrutture oppure quello che invece le rifiuta. Scelta spinosa che rischia di alimentare divisioni importanti alla vigilia di una lotta fondamentale per mantenere la guida della nostra regione.

È innegabile l’incredibile autogoal del Partito democratico regionale che, proprio ad un passo dalla pausa estiva, si è spaccato sulla questione aeroporto. Questa divisione ha messo in mostra una spaccatura profonda nell’attuale Partito democratico, ha dimostrato la differenza marcata di vedute all’interno dei dem.
Tutto è iniziato con un comunicato da parte della direzione comunale del partito di Sesto Fiorentino che con poche frasi è riuscito a spaccare il Pd regionale:

“Dopo anni di divisioni, lacerazioni e contrapposizioni politiche e dopo aver consentito che fossero i Tribunali amministrativi a tirare le conclusioni su questa fondamentale scelta politica, riteniamo necessario dire stop al progetto di Masterplan proposto e relativo all’ampliamento dell’aeroporto di Firenze

A questo comunicato ha fatto seguito un’altra comunicazione del partito a livello regionale che invece si è espresso a favore di questa opera, ritenuta necessaria. Come facilmente prevedibile, si è aperto un dibattito feroce tra le anime profonde che reggono il Pd, sia sulla stampa che sui social che nelle “segrete stanze”.

Questo scontro va ben oltre la linea di demarcazione tra zingarettiani e renziani. È evidente come questa formazione politica abbia due visioni totalmente opposte e contrastanti per quanto riguarda le grandi opere, soprattutto nella piana fiorentina. Questa divisione crea malumori e confusione tra gli elettori che vedono un partito spezzettato, frammentato, diviso, senza una linea comune nemmeno su tematiche importanti quali le infrastrutture. Non solo, ma rendono il partito inaffidabile nei confronti degli alleati, presenti e futuri.

Se il buongiorno si vede dal mattino, difendere palazzo Panciatichi per il Partito democratico sembra già un’impresa tutta in salita.