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Stasera al Teatro Reims va in scena “Ti amo da morire” spettacolo che affronta il tema della violenza sulle donne.

Cristina Trapani ha curato la regia “Ti amo da morire”. Lo spettacolo andrà in scena oggi, venerdì 11 ottobre alle ore 21:00 al Teatro Reims. Queste le sue riflessioni sugli argomenti trattati a Sei di Firenze se.

Hai curato già diverse regie al Reims.

“In questo teatro ho fatto Camere da letto. Mi occupo poi di insegnare, sono tre anni che faccio scuola di teatro. Faccio parte anche dello staff quindi partecipo agli spettacoli di compagnia. Il lavoro è faticoso perché un conto è avere professionisti, un conto avere allievi, seppur bravi e giunti alla maturazione di un percorso. Due anni fa sempre al Reims ho fatto uno spettacolo, ripreso in parte da un film, che parlava delle donne nel mondo del lavoro e delle loro rivendicazioni. Era tratto da una storia vera di donne che lavorano alla Ford e vanno in sciopero per un salario paritario. Adesso Ti amo da morire: del resto quando ho gruppo interessato, mi piace mettere in scena qualcosa di difficile e attuale”.

Cosa ti ha spinti e vi ha spinto ad affrontare un tema tanto difficile quanto di stringente attualità.

“Questa idea nasce dal fatto che sono donna e che mi piaceva portare la mia voce. Siamo partiti da alcuni libri, libri diversi tra loro, con stili, generi e approcci diversi, che abbiamo letto e commentato insieme. Ho sviluppato poi una drammaturgia: una sorta di collage di colloqui e dialoghi. Dove ho dato voce a donne e anche uomini. Perché non c’è femminicidio senza uomini ed è interessante capire. Abbiamo letto brani di testi su uomini che hanno commesso episodi di violenza e che sono assistiti in alcune strutture dove hanno modo di rielaborare quanto commesso. È un tema molto complesso”.

Leggi anche le riflessioni sulla violenza sulle donne della criminologa Cinzia Vitale.

“Non ci sono identikit. Tutte le donne possono subire violenza, come tutti gli uomini possono commetterla. Quel che dobbiamo avere bene a mente è che c’è un iter che è sempre lo stesso. Si parte sempre da qualcosa che potrebbe essere una denigrazione o una deprivazione a livello economico (costringere a non lavorare più). Questo succede sempre. Dalla prima botta poi, mai si fermano. In quel momento le donne non si rendono conto, certe volte giustificano, c’è anche un momento di ritorno alla luna di miele in cui la donna si sente di nuovo sicura. È un processo che si ripete in tutte le testimonianze che abbiamo letto. Questo non cambia mai, cambiano gli aspetti economici, sociali, culturali, demografici di chi commette o chi subisce, non questo canovaccio”.

C’è un momento in cui si può fare qualcosa?

“Sì, però serve una sinergia. Anche da parte del mondo dell’informazione. Dico questo perché c’è qualcosa di sbagliato nel modo di trattare l’argomento da parte dei media. Talvolta hanno un atteggiamento nei confronti dell’uomo che commette violenza non del tutto colpevolizzante. Con questo non voglio far passare il messaggio che tutti gli uomini siano dei mostri”.

Solo una serata o ci saranno delle repliche di “Ti amo da morire”?

“Sarà solo una serata ma vorrei che non finisse qui perché è un tema importante, trattato in maniera originale”