fbpx

Proposta del consigliere Alessandro Draghi per cure odontoiatriche a cittadini svantaggiati  bocciata dal consiglio comunale. Armentano: “No a sovranismo sanitario”

Nella giornata di ieri, durante il consiglio comunale di Firenze il consigliere e capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi aveva presentato un ordine del giorno che, se approvato, avrebbe garantito ai nuclei familiari con un Isee fra i 14.000 e i 20.000 euro almeno un’igiene dentaria l’anno. Non solo, con questa proposta veniva anche creata una graduatoria, attraverso un capitolo di spesa, per coloro che residenti da più di 10 anni a Firenze necessitano interventi di impianti dentali più complessi. Questo aiuto alle famiglie sarebbe stato garantito anche grazie ad accordi fra Assessorato al Welfare e gli studi dentistici privati.

La proposta però non ha incontrato il favore della maggioranza del consiglio che l’ha bocciata ed è scoppiata la polemica.

Il consigliere Draghi ha così dichiarato:

“Il Comune di Firenze, come emerge dall’ultima variazione di bilancio votata oggi in consiglio comunale, trova soldi in più recuperati dall’evasione, e allora perché nega un aiuto ai cittadini in difficoltà economiche per garantirsi le cure odontoiatriche necessarie? Prendiamo atto che al PD questo tema non interessa, nonostante sia un problema che coinvolge moltissime famiglie fiorentine”.

La risposta non si è fatta attendere. E’ stato il capogruppo del Pd Nicola Armentano a ribattere:

“Una graduatoria per coloro che “residenti da più di 10 anni” necessitano di impianti dentali? Noi non ci stiamo a fare differenze tra cittadini quando si parla di salute, il ‘sovranismo sanitario’ non fa per noi, per questo non condividiamo la distinzione tra chi ha vissuto più o meno di dieci anni in città. Non prendiamo inoltre lezioni di sostegno a più deboli da Fratelli d’Italia, l’amministrazione mette in campo azioni efficaci per non lasciare indietro nessuno e anche la variazione di bilancio che abbiamo affrontato oggi propone interventi ad ampio raggio che rafforzeranno sicuramente il tessuto sociale della città. Piuttosto però a Draghi va spiegato che non è il Comune l’ente deputato a gestire le politiche sanitarie”.