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Rossella Casini era una giovanissima studentessa fiorentina. Viveva a Firenze con i genitori vicino a piazza Beccaria, in Borgo la Croce. Nel suo stesso palazzo, si trasferì un coetaneo meridionale, Francesco Frisina, un giovane di Palmi (RC). I due si innamorarono e intrapresero una relazione.
Rossella non sapeva, però, che il suo fidanzato avesse legami con l’Ndrangheta. Lo scoprirà soltanto qualche anno dopo quando Francesco e il padre furono coinvolti in una sanguinosa faida tra cosche della ‘Ndrangheta (Gallico contro Parrello-Condello), la cosiddetta “faida di Palmi”. Questo scontro fu sanguinosissimo e provocò decine di morti, tra cui anche il padre del ragazzo. Francesco Frisina, invece, rimase ferito alla testa in un successivo agguato riportando delle lesioni celebrali.

Rossella, allora, riuscì a portare Francesco lontano dalla sua famiglia e dalla faida conducendolo a Firenze per curarsi. Con l’occasione, inoltre, convinse il suo ragazzo a parlare con i magistrati e a raccontare tutto ciò che sapeva sulla guerra in corso. Con questa sua azione, però, firmò la sua condanna a morte. La famiglia Frisina, infatti, non accettò la situazione: convinse il ragazzo a ritrattare le sue dichiarazioni. Francesco però fu arrestato e condotto nel carcere di Palmi.

Rossella non si perse d’animo, mantenne la relazione amorosa viaggiando tra Firenze e la città natale del Frisina, ostinatamente innamorata e convinta di poter finalmente allontanare il suo ragazzo da quel mondo malavitoso. Non vi riuscì e pagò il prezzo con la vita.
L’ordine della ‘Ndrangheta fu, infatti, chiaro: “Fate a pezzi la straniera”. Lo stesso Francesco dette il suo assenso all’omicidio della ragazza.

La sera del 22 febbraio del 1982 Rossella, che era a Palmi telefonò a suo padre a Firenze, annunciandogli che stava prendendo il treno per tornare a casa. A Firenze, però, non arrivò mai. Sparita nel nulla, il corpo non fu mai ritrovato. Tredici anni dopo, Vincenzo Lo Vecchio, un pentito raccontò che Rossella fu rapita, violentata, uccisa e fatta a pezzi, gettati poi nella tonnara di Palmi.

Venne istituito un processo che vedeva quattro persone rinviate a giudizio per il suo assassinio: Domenico Gallico, capo della ‘ndrina, Pietro Managò, lo stesso Francesco Frisina e sua sorella Concetta. La Corte di Assise di Palmi ha poi assolto gli imputati per insufficienza di prove.

La morte di Rossella non ha mai trovato i colpevoli. Lo scorso 2 giugno, Festa della Repubblica, è stata assegnata alla ragazza, consegnandola al Comune di Firenze, la medaglia d’oro al valore civile. La giovane studentessa viene ricordata oggi con una targa, affissa sul muro del palazzo dove abitava, e il comune di Scandicci gli ha intitolato un istituto comprensivo.

Firenze però vuole continuare a ricordare questa sua giovane figlia, uccisa per mano della mafia. Ecco allora la proposta, durante la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne da parte della vicesindaca Cristina Giachi:

 

“Vogliamo intitolare a Rossella Casini, vittima di femminicidio e di mafia a 25 anni, un giardino sul Lungarno Colombo, l’area verde accanto a quella già intitolata al giudice Caponnetto. Il suo ricordo non deve mai venir meno nella sua città”.

“Per quella morte non si è avuta giustizia ma la società civile può fare tanto, può ricostruire i tasselli che mancano per rendere onore e memoria a lei e a tutte le donne che hanno fatto la stessa fine. Non è vero che la mafia non uccide le donne: sono almeno 150 quelle che sarebbero morte per mano mafiosa e di cui si ha notizia”.

“Rossella agì con coraggio per amore e per senso di giustizia per provare a riscattare la vita del giovane di cui era innamorata. La sua morte non deve essere vana e attraverso il suo ricordo rendiamo virtualmente omaggio a tutte le tante, troppe vittime di una violenza spesso maschile, anche se mandante della morte di Rossella si dice sia stata la sorella del fidanzato. Quella violenza può spegnere le vite ma non la speranza e la memoria se coltivate da tutta la società civile unita, come oggi sono riunite in questo consiglio comunale le istituzioni civili e militari, i rappresentanti dei cittadini, le associazioni”.

 

Anche il presidente del Consiglio comunale Luca Milani si è espresso su questa iniziativa:

“Il Consiglio comunale, come deciso alla Conferenza dei Capigruppo, ha deciso di prevedere uno spazio per la sensibilizzazione sul tema della violenza alle donne; un focus che vuole essere anche un momento di ricordo e di elaborazione della vicenda di una giovane fiorentina di 25 anni che si è trovata coinvolta in una storia d’amore dai risvolti drammatici e di una complessità e pericolosità decisamente più grande della sua giovane età, tanto che rileggendo la sua vita, con gli occhi di oggi, non avremmo alcun dubbio sul definirla un’eroina.