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Ad aprire le danze dello spettacolo è proprio Bolle, che colpisce fin dall’atto I per il suo sensualismo che però non sfocia mai nella volgarità

Lo spettacolo, diviso in due atti, è spezzettato in varie rappresentazioni che alternano la danza classica con quella moderna e contemporanea: lo spettacolo ideale per chi vuole farsi travolgere dalla sorpresa.

Ci si rende conto della bravura dei ballerini quando, a fine performance, ci accorgiamo che la nostra attenzione si è focalizzata solo su quelle piume danzanti sul palco, senza bisogno di farsi distrarre dalla scenografia (che compare soltanto nell’ultima interpretazione).

Uno spettacolo dentro lo spettacolo

Le performance contemporanee soprattutto si fondano su un estremo rapporto di fiducia tra i ballerini. Penso ai pas de deux della ballerina del The Royal Ballet di Londra, Melissa Hamilton, che si affida completamente alle braccia del tanto applaudito ed acclamato Roberto Bolle. O al Don Chisciotte dove la prima ballerina del Boston Ballet, Misa Kuranaga, quando non scandisce i suoi passi aprendo e chiudendo il ventaglio, si abbandona a spaccate in aria sorretta dal compagno Daniil Simkin, primo ballerino dell’American Ballet Theatre di New York.

Per quanto riguarda le parti classiche, sono sorprendenti i grand-jeté eseguiti in cerchio dai ballerini (anche quattordici di fila) o i ripetuti fouettés rond de jambe en tournant delle ballerine.

Una danza, tendente alla chimica

Bolle and Friends mette in scena anche una danza tendente alla mimica, come quella de Les Bourgeois, interpretata magnificamente dal principal dancer dello Staatballett di Berlino, Dinu Tamazkacaru.

Poi la danza si unisce anche ad effetti visuali. È così che si chiude lo spettacolo, con un Rencontre tra Melissa Hamilton e Roberto Bolle che ballano su uno sfondo artistico in movimento che crea continuamente nuovi e stupefacenti effetti ottici.

Sicuramente, non si può dire che non si tratti di uno spettacolo travolgente. Al contrario, ogni passo, ogni nota facevano venire voglia di seguire i movimenti dei corpi dei ballerini che, ad un certo punto in La Pluie, diventano come un solo corpo.

Bolle, emozionato, saluta il pubblico

Proprio in nome della contemporaneità che caratterizza buona parte della messinscena, Bolle saluta il suo pubblico con una chiusura che esalta il suo corpo michelangiolesco e che sembra voler quasi dare risalto all’anatomia umana, aiutato anche dagli effetti luminosi che sottolineavano la tridimensionalità della figura.

Sia che foste amanti o meno del balletto, sono sicura che dopo aver visto questo spettacolo non vi sareste alzati insoddisfatti o delusi dalle poltrone dell’Opera di Firenze.