Come in un viaggio alla Jonathan Leavinstong, il caro ed elegante Giacomo Puccini, lascia la sua Lucca per l’assolata terra di Sicilia.

Il 5 e il 6 di luglio nello spettacolare scenario del Teatro Greco di Taormina, ha preso vita la Boheme di Giacomo Puccini, in occasione del festival Belliniano, per la Regia di Enrico Castiglione. Andando in diretta streaming in 600 sale cinematografiche.

Uno scenario insolito per Rodolfo e Mimì

Dalle scene naif di Parigi, sbarca a Taormina la Boheme di Puccini, tra antiche colonne e pietre corrose dal sole e dal tempo, si consuma l’amore intenso ma breve tra Rodolfo e Mimì.

In questi giorni  ho potuto raccogliere varie impressioni di lavorate per il teatro, tra cui due tra i più  fortunati componenti che hanno lavorato nel florido periodo della lirica e con grandi nomi, tra cui Luciano Pavarotti, Monserrat  Caballe’, Corelli, Di Stefano,  Del Monaco, Domingo e Carreras! Che per 30 anni hanno fatto parte della Corale Vincenzo Bellini di Ancona (Cooperativa  Coro Lirico Marchigiano) e che ora per amore della lirica si mettono in gioco, si tratta dei tenori Liberto Boncompagni e Antonio Belfiore.

Carissimi, Antonio e Liberto, secondo voi potrebbe avere attinenza la Boheme di Puccini sotto il cielo di Taormina?

Puccini in Sicilia, è  un poco fuori mano, dato che è  toscano, ma crediamo che “La Boheme” essendo fatta ai piedi dell’Etna, nel Teatro Greco di Taormina, sarà  qualcosa di molto suggestivo.

Cosa pensate di come è  stata realizzata l’opera?

Secondo un nostro parere, non sono stati rispettati i canoni tradizionali. Specialmente, le parole cantate, che non corrispondono con la regia, infatti le scene si ambientato dopo un bombardamento, con i profughi che sbarcano, ad esempio l’espressione: “Dai cieli bigi di Parigi…” oppure le scene in cui il coro entra e si affretta a divertirsi  presso il Caffè di Momus e a fare acquisti. Insomma secondo noi di quell’ atmosfera bohemienne non c’è  nulla! Invece tutti ci troviamo attorniati da rovine e ammassi di pietre. Forse per un nostro  orientamento e gusto verso costumi, scene e regia tradizionali, quanto il regista ha riprodotto qui a Taormina lo abbiamo trovato scarno. L’unica nota poetica da un punto di vista registico, è  la luna, quando le battute musicali di Rodolfo dicono: “E qui la luna l’abbiamo vicina…” Questa è  l’aspetto molto suggestivo che ben si concilia con la tradizione pucciniana!

Musicalmente parlando, quali componenti hanno colto il vostro interesse data la vostra trentennale esperienza?

Tra gli interpreti, la più valida per noi è la  giovanissima soprano Karen Gardeazabal, nel ruolo di Mimì, che in realtà  nell’opera è  Lucia, che tutti chiamano Mimì  come canta lei: “Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è  Lucia! Anche l’orchestra Del Gran Teatro di Lanzhou, diretta da Li Xincao, è  molto brava, così  come i bambini del Coro Biancosuono di Messina diretti dal Maestro Agnese Carrubba, che si sono dimostrati, molto professionali e bravi già  in così giovane età. E una menzione speciale e di dovere la dobbiamo al Maestro del Coro Gaulitanus di Malta, con cui abbiamo collaborato, Colin Attard. Il quale non solo è  un eccellente direttore d’orchestra ma anche un musicista che come sempre ha amalgamato in modo impeccabile, oltre 40 artisti del coro, provenienti soprattutto da Malta ma anche dall’Olanda, Australia e Italia. A cui va un sentito plauso e in grazie per la sua efficiente organizzazione.

E poi un  altro corista, che in quest’opera ha vestito i panni del venditore delle Prugne di Tours, Francesco Fontana, tenore siracusano, artista del Coro Sinfonico del Mediterraneo, comprimario e solista.

Francesco, da giovane tenore, come ti è  sembrata questa Boheme nel contesto Siciliano?

È  un’ Opera contestualizzata in modo molto particolare, entro le rovine di una città bombardata, i personaggi e i protagonisti sono tutti profughi, che appaiono come “dei rovinati in mezzo alle rovine”. Nel complesso la reputo una bella esperienza in un luogo suggestivo, che ha conferito una magia molto particolare e inoltre cantare nel Teatro Greco di Taormina reca in sé  un suo perché. Per quel che abbiamo fatto in pochissimi giorni è  stato tanto e un plauso va a tutta l’organizzazione e al cast che hanno saputo realizzare un buon prodotto.

Infineho dato voce ai truccatori e parrucchieri che si sono occupati degli artisti

A parlare con me si sono intrattenuti I titolari e alcuni dello Staff dell’istituto per Parrucchieri Questione di Stile di Messina,  sia con la titolare Patrizia Bruno, truccatrice e parrucchiera, che con il parrucchiere  Gaetano.

Per voi parrucchieri e truccatori, com’è  lavorare in Teatro? Vi è  piaciuta  quest’opera? E tu Patrizia da quanti anni ti occupi di trucco e parrucco?

Sono 25 anni che lavoro nel settore e adoro questo mestiere, mi piace stare al contatto con la gente, perché ogni persona cerchiamo di renderla importante, personalizzandola. In Teatro per noi è  un’esperienza bellissima. Siamo entusiasti di lavorare nelle varie opere, stando a contatto con i vari solisti e gli artisti del coro, per curarvi al meglio, durante le varie scene.

L’opera nel suo genere e per come è  stata concepita  in questo contesto, ci potrebbe stare, per noi ripeto è  sempre una bella esperienza e ci vogliono le innovazioni.

Per te Gaetano come hai vissuto questa esperienza e potresti fare un confronto tra il lavorare per L’opera e per la vostra clientela?

Lavorare qui, è  stato divertente, con la speranza che la nostra performance siano state all’altezza. Personalmente mi diverto a stare a contatto anche con gli artisti, a renderli al meglio.

Diciamo che sia che si lavori per il singolo cliente che per un’artista, mi sento entusiasta.  Ho piacere nel fare quel che faccio. Certamente in queste circostanze l’ambiente è più giocoso, realizzando qualcosa di più  spiritoso.

Personalmente ringrazio i miei amici e colleghi del coro che sono stati disponibili per questo reportage e tutti gli altri che hanno supportato anche il mio lavoro di cronista.

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