Molto dibattito sta suscitando il ddl Pillon. Un provvedimento che entra nella carne viva del Paese e che sembra dar voce ad un corpo sociale rimasto a lungo marginale.

Marco Albani presidente della neonata associazione Padri Separati Fuori dal Silenzio lo elogia: “Sono anche io un papà separato e per tre lunghi anni ho dovuto combattere per riabbracciare mio figlio. Quando ho raggiunto il mio obiettivo mi sono reso conto che non potevo pensare solo alla mia situazione ma dovevo fare qualcosa per gli altri. Il ddl è un ottima base per arrivare alla riforma dell’affido condiviso. Tempi paritetici, mantenimento diretto ed altro rappresenterebbero per noi papà il ripristino di un equilibrio genitoriale che dopo la separazione diventa un utopia. Interessante anche la mediazione familiare.

Marco Albani, ddl Pillon

Questo strumento è indispensabile perché può stemperare gli animi accesi degli ex coniugi e condurli ad un accordo, evitando un conflitto giudiziario inutile, e dannoso per tutti, soprattutto i figli, spesso minorenni”.

Per approfondire gli aspetti più tecnici della mediazione, abbiamo contattato la dott.ssa Cinzia Vitale con la quale abbiamo già trattato il tema della violenza sulle donne.

“Nella fase della separazione che segna il momento della disgregazione familiare, sia essa consensuale o meno, la questione del tipo di affidamento
dei figli, e quindi di tutto ciò che riguarda la loro gestione, è da sempre un momento cruciale.

Per anni si è assistito alla scena del padre “in visita” termine che richiamava più una specie di amico di famiglia che un padre, per il quale nei tribunali ne veniva stabilita la periodicità Ciò che riguarda il sacrosanto diritto di un minorenne di mantenere rapporti costanti con entrambi i genitori e le famiglie di origine non è solo una questione giuridica ma culturale. Il famoso film “Kramer contro Kramer” descrisse perfettamente la questione dell’affidamento dei figli contesi e di quanto lavoro fosse necessario perché la cultura del rispetto del reale interesse di un minore entrasse nella mente dei
diretti interessati e anche degli addetti ai lavori: avvocati, consulenti, giudici.

Dagli anni 80 ad oggi la legge 54 del 2006 nel nostro paese ha sancito che l’affidamento condiviso è la regola, ma la sua applicazione, perché abbia un senso e sia realmente compreso, ha ancora bisogno di molto lavoro da parte
del Legislatore.

A tutto questo si aggiunga che il cambiamento della società ha un ruolo centrale in certe procedure familiari, come dimostrato anche dalla Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori realizzata dal Garante per l’infanzia nel 2018.
Tutti i professionisti che ruotano intorno ad una separazione sono chiamati ad un ruolo sociale importantissimo.

La posta in gioco quando ci sono minori figli di coppie in separazione è altissima e la complessità delle relazioni richiede una serie di
provvedimenti che i professionisti devono saper attuare. In questo la
Mediazione Familiare è da sempre uno strumento molto valido. Andare dal mediatore non significa fare terapia di coppia ma riorganizzare il nuovo modo di non essere piu’ coppia ma comunque genitori; in
mediazione vengono trattati tutti gli argomenti causa di conflitto, quali appunto le modalità di affidamento dei figli. Soprattutto nella mediazione familiare globale, le parti lavorano per cercare un accordo condiviso
anche a riguardo di altre conflittualità, come l’ingresso dei nuovi partner piuttosto che i rapporti con le famiglie di origine, oltre ovviamente alle
questioni economiche. Il valore aggiunto della mediazione sta proprio nelle opzioni che le parti possono considerare al posto di un
provvedimento preconfezionato ma che, con l’aiuto del mediatore, non perda di vista il reale bene dei figli.

Nel concreto la mediazione può essere d’aiuto?

Per quanto un accordo o una sentenza possa essere scritta con attenta dovizia, il rancore e le vendette nei confronti di un ex partner buttano all’aria anche le migliori delle intenzioni, se prima non vi è stata una consapevole
gestione dei passaggi della separazione. E allora i figli rischiano troppo spesso di diventare ago della bilancia tra compensi economici dovuti, ma
soprattutto deprecabile sorta di bottino di guerra in cui vengono coinvolti in dinamiche di rivalsa deleterie per il loro diritto ad un serena crescita. L’esperienza insegna che è in mediazione che viene setacciata la lettura
negativa dei fatti ma chi si sente vittima delle scelte dell’altro , una volta avuto il riconoscimento del proprio ruolo genitoriale,non si sente arreso al futuro e
comprende cosa sia un progetto nuovamente comune con beneficio dei figli che avranno la possibilità di ricevere da parte di mamma e papà una linea educativa condivisa.

Un cambiamento che avrà ricadute sociali importanti quindi.

Sul piano sociale la ricaduta è notevole: le tempistiche e la mole di lavoro a cui vengono sottoposte le sezioni Civili dei Tribunali nel nostro paese è imbarazzante.
L’orientamento del legislatore è proprio quello di veicolare e facilitare la stesura di accordi che siano duraturi e che abbiano già risolto quella sorta di divorzio emotivo che consenta il rispetto di quanto disposto circa i termini
della separazione, ad esempio la dovuta e precisa modalità di erogazione dell’assegno di mantenimento, piuttosto che le tempistiche di pernottamento
dei figli. Per non parlare di quell’effetto a caduta quale la soglia di povertà di alcuni
padri separati che senza un accordo condiviso attendono mesi e mesi una sentenza che ristabilisca un riproporzionamento delle spese.
Se un padre diventa indigente l’affidamento condiviso ne risente per evidenti
motivi con buona pace del diritto alla genitorialità.

Come cambia il rapporto tra mediatore e avvocato?

Niente di più sbagliato del pensare che mediatore ed avvocato non
lavorino in sinergia. Le vere separazioni consensuali sono quelle in cui le parti recuperano un canale comunicativo efficace.
La fase oppositiva tra due parti ex coppia non si risolve nello studio
dell’avvocato o addirittura in tribunale, luoghi invece deputati ad altre fasi del procedimento e ai passaggi di legge affinché la separazione consensuale venga omologata. L’avvocato e il mediatore familiare sono vicini perché incontrano le coppie nei
momenti più critici della loro vita, cioè quando si separano o configgono per i figli; ciò che è diverso (ma complementare) è l’approccio rispetto alla coppia
in separazione. Il mediatore, dopo aver valutato che non vi siano maltrattamenti e/o violenza
familiare, abuso su minori, palese incapacità cognitiva, o altre situazioni di
non mediabilità, deve ricordare alle parti l’importanza dell’essere informato
dal proprio legale su quanto di diritto. Ma il diritto da solo, soprattutto in alcune fasi, non è sufficiente a dirimere controversie in ambito familiare, che invece necessitano di un approccio
multidisciplinare per comprenderne le varie difficoltà legate alle dinamiche
relazionali familiari.
Anche l’orientamento normativo si sta avvicinando ad un lavoro sinergico tra mediatore e avvocato e, in linea con gli altri paesi europei, ad un auspicabile
passaggio di consulenza alla mediazione pre avviamento di ogni procedimento.
Tutte le separazioni sono fonte di dolore, ma è dovere consentire ai figli una riorganizzazione del nuovo assetto familiare che li faccia sentire al sicuro, nonostante i cambiamenti.