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Si intitola “SLALOM” il primo disco da solista di Montone, pubblicato da Mistress/Goodfellas/Sony Atv.

Surreale e drasticamente schietto, Montone è un artista votato ai sing along dai cori catchy, tra visioni oniriche, allucinazioni estive e una delicata capacità descrittiva, adatta alle lunghe percorrenze.
Nove canzoni di pop raffinato, agili e significative, per guardare con malinconia al passato ma, contemporaneamente, credere in qualcosa che pensavamo di aver perduto per sempre.
Il disco vede la produzione artistica di Sante Rutigliano (già produttore di “Spazio” di Leo Pari) e la collaborazione alla batteria di Cesare Petulicchio (Bud Spencer Blues Explosion, Motta).
Il primo singolo, “DA QUANDO SEI PARTITA”, è stato proposto con un’innovativa strategia su
Tinder, che ha attirato l’attenzione di Noisey/Vice e La Stampa, finendo sulla playlist
di Spotify Scuola Indie.
 

Carissimo Montone, iniziamo dal tuo nome d’arte: come mai il tuo cognome? Per semplicità o perché credi che resti meglio nella memoria di coloro che ti ascoltano?

 In realtà lo hanno deciso i miei amici. Io ero molto impegnato nella scelta di un nome d’arte, ma qualsiasi mia proposta durante le discussioni tra amici veniva sistematicamente bocciata. Tutti dicevano di smetterla di cercare un nome d’arte, perché avevo già “un cognome che suona” ed inoltre era in linea con le mode del momento…perciò alla fine mi sono lasciato convincere.

Partiamo dal tuo primo singolo di esordio: “da quando dei partita”. Com’è nato il brano e, a questo punto, mi viene da chiederti se è dedicato a quale “lei speciale” …

Be’, è nato come nascono un po’ quasi tutte le mie canzoni: un giro di chitarra, una linea melodica e poi una serie di idee testuali e immagini che si fondono tra loro e completano il quadro. Non è riferita ad una lei speciale o una esperienza in particolare, ma più che altro una serie di esperienze (anche vissute da altri) e riflessioni personali.

Finalmente nasce il tuo album dal titolo “Slalom”, prende il suo titolo dallo sci alpino? Vuole essere una metafora con la vita, ovvero, la capacità di affrontare le difficoltà con fermezza ma allo stesso tempo con elasticità e velocità?

Ho deciso di chiamare il disco Slalom perché traccia un percorso nella mia vita ed anche perchè le canzoni sono legate tra loro dal tema della perdita dell’innocenza tipica della post-adolescenza e dall’ingresso nell’età adulta, in cui ci si trova catapultati nella vita e bisogna affrontarla come un percorso a ostacoli, evitando le brutte sorprese e abbracciando ciò che ci fa stare bene.

All’interno dell’album, ci sono altre canzoni o brani, a cui tieni particolarmente?

Si, certamente. Diciamo tutte, ma se dovessi sceglierne una in particolare ti direi L’iglù, e non c’è un motivo razionale. Se penso a un mio concerto tra 10 anni, sicuramente quella canzone sarà in scaletta.

E’ previsto un tour o comunque degli appuntamenti musicali, magari a Firenze, o in Toscana?

C’è stato un primo tour che ha toccato varie regioni d’Italia da Marzo a Giugno 2019, manca la Toscana ma magari dopo questa intervista …